MASSI: «È STATO UN ANNO DURO. CON BOSCAGLIA MI SONO SENTITO UN PROFESSIONISTA»
BOSCAGLIA: «GRAZIE SOCIETÀ, GRAZIE SAN BENEDETTO. QUESTA VITTORIA LA RICORDERÒ PER SEMPRE»
Ma cos’è successo? È tutto vero? Perché al triplice fischio finale il popolo rossoblù, che ha vissuto i 110 minuti più incredibili della storia della Samb, non credeva ai propri occhi. Alla fine, c’era più gente che piangeva di quella che rideva. È stato un film, anzi più di un film, e con il redivivo e provvidenziale Lonardo (spesso proprio i calciatori meno impiegati diventano decisivi nel finale di stagione) un film nel film. E infatti un film per una storia molto simile c’è stato girato: quel “Febbre a 90°” di David Evans, basato su un romanzo di Nick Hornby, che racconta la stupefacente vittoria dell’Arsenal in Premier League al 92° con un incredulo Colin Firth, nei panni di un devoto supporter dei Gunners. Stavolta quel film l’abbiamo vissuto noi in carne ed ossa e chi c’era al Benelli (curiosa assonanza nel nome dello stadio con quel Bonolis, dove arrivò la promozione un anno fa), ma anche chi l’ha vissuta da casa, potrà davvero raccontarlo ai nipotini. Una stagione difficile, contraddittoria, tormentata, travagliata si è chiusa nel migliore dei modi, quello più impensabile, con una vittoria degna di essere definita per i nostri gloriosi colori “el partido del siglo”. È successo proprio come quarant’anni fa con una salvezza cadetta conquistata con due vittorie nelle ultime due giornate.
Si era tanto parlato sin da inizio stagione di quel campionato cadetto 1985/86, quello degli ultimi derby, allora terminati in parità (1-1 al Riviera al suo primo anno e 0-0 al Del Duca) tra lo squadrone di Vujadin Boskov, promosso in carrozza in Serie A, e la formazione di Giampiero Vitali, rivelazione nella prima fase del torneo. Il ritorno del derby non sarebbe stata però curiosamente l’unica analogia quarant’anni dopo. E sì, perché proprio come la Samb di quest’anno, quella squadra, imbottita di esordienti nella categoria (in particolare Braglia in porta, “Tarzan” Annoni in difesa, Turrini a centrocampo, Ginelli e Di Nicola in attacco), iniziò a spron battuto, partendo meglio dei “cugini” bianconeri e arrivando fino alla seconda posizione. Poi dal finale del girone d’andata e praticamente per tutto il ritorno quella giovane e sorprendente compagine si infilò in un tunnel, che sembrava senza fine, precipitando in fondo alla graduatoria. Quando tutto ormai sembrava irrimediabilmente perduto, però ecco arrivare il colpo di coda con quattro risultati utili consecutivi (stavolta sono stati cinque) nel finale di una stagione, anch’essa per di più caratterizzata da verdetti al di fuori del campo per via del secondo scandalo Totonero, e le due memorabili, emulate da quelle appena vissute, vittorie contro il Palermo al Riviera (4-1) e nell’esodo sambenedettese a Marassi col Genoa (2-1).
Come allora più volte si è andati all’inferno e ritorno, proprio come nell’arco stesso dei folli 110 minuti finali, in cui anzi addirittura nei minuti di recupero si è condensato l’andamento di un’intera stagione. Cantava Lucio Dalla: “ah felicità, su quale treno della notte viaggerai, lo so che passerai, ma come sempre in fretta non ti fermi mai”. È passato a Pesaro il treno della felicità rossoblù, ma ora, per non farlo semplicemente transitare, occorre che, a partire dalla struttura societaria e dallo staff dirigenziale, si entri nel professionismo sul serio; non sempre, anche per le coronarie dei tifosi, ci si potrà salvare all’ultimo minuto dell’ultima partita.
Alessio Perotti
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