Serie D: Il duro attacco del presidente del Tolentino Romagnoli all’AIC



Il calcio italiano è decisamente in difficoltà, soprattutto quello dilettantistico che sta soffrendo come non mai questo periodo in cui mancano anche gli introiti derivanti dal botteghino. Ci sono realtà che hanno un grande sostentamento da questa voce e mancando tali entrate, soffrono. Se poi, ci si aggiunge il fatto che vengono stipulati accordi tra LND e AIC che mettono ancora più in crisi a livello economico le casse, pressoché vuote, delle società, ecco che poi le cose possono degenerare.
Hanno fatto scalpore le parole del Presidente del Tolentino Marco Romagnoli che, attraverso il profilo ufficiale della società, ha sparato a zero sull’AIC: «Voglio utilizzare questo spazio (che d’altronde è “soltanto” la pagina ufficiale della Società sportiva che presiedo) per alcune riflessioni.

In primo luogo vorrei conoscere di persona quel gran genio che in nome dell’A.I.C. (associazione italiana calciatori) ha sottoscritto l’accordo con la L.N.D. che obbliga le società di serie D a “ristorare” i calciatori per quanto hanno perso lo scorso anno.

Ed alle società chi le ristora? Argomenti troppo complicati per menti troppo semplici, lasciamo stare…
Il ristoro LND AIC è obbligatorio, diviene clava messa in mano ai calciatori per esporre al rischio della penalizzazione le società: o paghi o perdi punti o, magari, viene deferito il Presidente.

Eppure, in sede di accordi estivi, avevamo fatto dei patti che riguardavano passato e futuro, tutti consapevoli dell’enorme danno arrecato al movimento dalla pandemia. Sappia quel coglione che si bea di aver ottenuto lo storico risultato che le società di calcio dilettantistiche non possono ricorre né al Ricovery Found né al M.E.S. Sappia quel signore che quei soldi che ci tocca pagare sono il frutto del nostro personale sacrificio e di quelli che sostengono il movimento. Il tutto, in un contesto in cui trovare un centesimo per lo sport è roba da eroi.

Allora, caro coglione, sai che ti dico? Che io personalmente me ne frego. No, non me ne frego degli impegni che come Società devo rispettare, visto che ne sono obbligato. Me ne frego di questo calcio che non mi appartiene, me ne frego di uno sport in mano a NEGAZIONISTI della realtà in cui versano milioni di famiglie.
A novembre… la passione si spense in un istante».
Marco Romagnoli, presidente U.S. Tolentino 1919

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