Samb, una ventata di freschezza. Il punto di Alessio Perotti


RENZI: «DONATI E PORCHIA, CI CREDO TOTALMENTE»

DONATI: «INESPERTO? NON MI TOCCA. DARÒ TUTTO ME STESSO»

Ci voleva proprio dopo tante ansie e malumori questa ventata di freschezza, che poi d’estate è sempre gradita, nell’ambiente sambenedettese. Ecco allora dopo i primi vagiti della neonata società due volti nuovi, con i quali si volta definitivamente pagina, tirando una riga con il passato. Nella presentazione, avvenuta in settimana, di direttore sportivo e allenatore si sono captate sensazioni positive: il primo, Sandro Porchia (44 anni), ci ha destato un’impressione di solidità, sua caratteristica peraltro anche da calciatore, e quadratura nel progetto appena avviato, il secondo, Massimo Donati (40 anni), ha trasmesso subito grinta ed entusiasmo e sarebbe stato ben disposto a parlare di calcio per ore. Entrambi hanno poi un’eredità che ci piace sottolineare. Porchia è già stato impegnato come dirigente nei settori giovanili di Palermo e Trapani e questo ci auguriamo che sia l’imprinting del nuovo corso. Dopo aver sfornato fior di talenti nostrani in Serie B e Serie C (tanto per citarne alcuni, Minuti, Lunerti, Coccia, D’Angelo, Turrini, Ficcadenti, Cardelli, Bonaiuti, Visi, Palladini, Fanesi, Vecchiola, Parlato, Cudini, Quondamatteo, ma la lista sarebbe in realtà molto più lunga) sono davvero anni che tra Serie D e Serie C non si riesce a vedere nemmeno un virgulto locale in pianta stabile tra i titolari.

Diceva Einstein: “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”, così dopo aver sbagliato ripetutamente approccio a livello societario, imboccando strade che hanno puntualmente condotto in binari morti, sarebbe ora di cambiare decisamente prospettiva, rivitalizzando e puntando molto sul vivaio. Certo i risultati si vedrebbero nel tempo, ma intanto è bene partire con le idee chiare ed investire almeno il 30% del budget societario nel settore giovanile, che per vocazione San Benedetto avrebbe nel suo DNA. Di Donati invece rimarchiamo la provenienza dal campionato scozzese, prima come calciatore e poi come allenatore in seconda, e proprio quella mentalità, tipica delle Highlands, appassionata, al di là del risultato, intensa, fiera ed orgogliosa, ci aspettiamo che possa trasmettere all’intero ambiente, che dopo le angoscianti vicissitudini patite è pronto a ripartire carico, come se si venisse da un campionato vinto. Interessante anche dalle parole del neo mister rossoblù l’idea della difesa a 3, soprattutto se il modulo sarà quel 3-5-2, che appare il più redditizio in Serie C, ricordando ad esempio le rimonte in classifica messe a segno con questo layout da Capuano nel 2017/18, Roselli nel 2018/19 e Zironelli nella passata stagione (per non parlare della sorprendente promozione del Cosenza di Braglia nel 2018).

Sosteneva il profeta del gol Johan Crujff: “Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è molto difficile”, ebbene Donati per la sua concretezza e spontaneità ci pare orientato a provarci, per regalare emozioni ad un pubblico, che vuole semplicemente vedere i propri giocatori dare il massimo. Certo l’obiettivo annuale non potrà che essere la salvezza, vista la limitatezza di un budget già appesantito dal cospicuo esborso di circa 2 milioni versato tra asta, acquisizione del titolo sportivo e iscrizione, ma questo campionato potrà rappresentare, anche nella speranza di uscire finalmente dalla pandemia, una sorta di anno zero e vera rinascita per il calcio sambenedettese.


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