Remo racconta il dramma: «Beni portò Strulli su una barella improvvisata»



La storia della Samb è ricca di aneddoti, episodi più o meno conosciuti. Noi proviamo a raccontarveli attraverso le parole di chi ha vissuto in prima persona quei momenti…

La storia della Samb è ricca di aneddoti, episodi più o meno conosciuti che la rendono unica e che magari non tutti gli appassionati rossoblù conoscono. Noi proviamo a raccontarveli attraverso le parole di chi ha vissuto in prima persona quei momenti (giornalisti, calciatori e semplici tifosi) dando vita ad un viaggio senza tempo.

È tragico uno dei primi ricordi rossoblù di Remo Croci, giornalista Mediaset sempre legato alle sue origini sambenedettesi e alla Samb stessa. Forse una casualità, forse un segno del destino, fatto sta che uno dei momenti più lontani che Remo ricorda del Ballarin è un episodio di cronaca: la morte di Roberto Strulli.

È il 14 febbraio 1965. «Come al solito stavo andando al Ballarin accompagnato da mio padre. Per lui, vigile urbano, la partita rappresentava il turno di servizio, così la domenica arrivavo allo stadio in largo anticipo. Questo mi permetteva di fare amicizia con qualche calciatore e, ad esempio, di portargli la borsa. Poi, quando si avvicinava l’inizio della gara, mi posizionavo nella parte più bassa della Curva Sud, vicino alla porta perché, come tutti i bambini, il mio desiderio era quello di vedere i gol da una distanza minore possibile. A tenermi d’occhio c’erano sempre il compianto Aldo Lelii e un padre sacramentino, Monieri mi sembra che fosse il suo nome. Quel giorno, però, proprio padre Monieri mi richiamò: “Tu mettiti lì – mi disse allontanandomi un po’ dalla direzione della porta –. Oggi è un po’ pericoloso, quindi cerca di stare tranquillo e non ti muovere da lì”. Era Samb-Ascoli. Di quel giorno ricordo lo stadio pieno, completamente pieno e colorato. La Samb di Eliani giocava bene e dopo pochi minuti era in vantaggio per 2-0 grazie ai gol di Pucci e Piccioni. Del drammatico incidente la prima immagine che mi torna in mente è quella di un portiere con la maglia nera che corre verso il pallone». Il portiere è Roberto Strulli, che ha appena respinto un tiro molto potente di Minto e vuole avventarsi sul pallone mentre si fa incontro l’attaccante della Samb Alfiero Caposciutti. Pochi istanti e una partita di calcio si trasforma in dramma: l’impatto tra il ginocchio del giocatore della Samb e la mandibola del portiere è fatale al numero uno dell’Ascoli. «Ricordo chiaramente le urla di Mazzone e che tutti si precipitarono da Strulli: immediato l’intervento del dottor Monaldi, al povero portiere venne tirata fuori la lingua e fatto un massaggio. Ciò che mi colpì fu che Strulli non fu caricato direttamente in ambulanza, ma adagiato su un pannello pubblicitario che fungeva da barella improvvisata, portata tra gli altri anche dal capitano della Samb Beni. Dopo la partita ricordo una manifestazione che si tenne in corso Moretti. Emozioni forti le ho vissute a distanza di tanti anni quando ho accompagnato Alfiero Caposciutti all’incontro che ebbe con il figlio di Strulli e la moglie. La forza di questa donna mi ha colpito moltissimo: lei disse ad Alfiero (la cui innocenza comunque fu provata) di non aver mai provato rancore nei suoi confronti. La serenità della moglie ed il figlio di Roberto sono la testimonianza che quel portiere con la maglia nera, quel papà vive davvero in loro».

Daniele Bollettini


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