Maurizio Simonato, auguri speciali: «Il Ballarin, casa nostra»



Un modo particolare di augurare buona Pasqua ma che a molti cuori rossoblù sarà stato sicuramente gradito. Maurizio Simonato, attraverso il suo profilo Facebook, ha voluto parlare dello stadio Ballarin e di cosa ha rappresentato per lui e per i calciatori rossoblù di quel periodo. Non solo, anche alcuni aneddoti del periodo della SamBergamasco. Un racconto che – con piacere – riportiamo di seguito integralmente.

Arrivo a San Benedetto del Tronto nell’agosto del 1972, all’età di 25 anni… e sono ancora qua! Dai 25 ai 30 anni ho giocato nella Samb trascorrendo in rossoblu gli anni più importanti nella mia vita. Nel 1974 ho vinto il campionato in serie B e a settembre mi sono sposato con Eufrasia, una sambenedettese doc, nel 1975 ho avuto la mia prima figlia e mi sono affermato in serie B anche come capocannoniere. Tutto ciò vivendo il Ballarin e vivendo letteralmente nel Ballarin, dalla mattina alla sera. Al mattino ci ritrovavamo lì per curare eventuali malanni, per la consueta passeggiata col mister, o per qualche particolare allenamento. Spesso c’erano anche i nostri figli con noi, ricordo i figli di Agretti, di Berta insieme a mia figlia sull’erba del Ballarin o a bordo campo, piacevoli istanti di cui conservo ancora le foto. Il pomeriggio ci trovavamo per il consueto allenamento… non certo da soli! Grazie alla vicinanza con la città le tribune erano sempre gremite e penso ai nonni di allora che trascorrevano assieme ai loro nipoti il pomeriggio con la loro Samb! La seduta di allenamento più piacevole era quella in cui era programmata una serie interminabile di tiri in porta, soprattutto per noi attaccanti, e vi assicuro che quando tiravamo in porta noi c’era proprio da divertirsi! Sento ancora il richiamo di mister Marino Bergamasco che diceva: “Col destro!… col sinistro!… Ciò mona… cambia piede!” e certamente noi attaccanti li usavamo bene tutti e due i piedi. E poi la domenica… era una bolgia!


Fonte foto: pagina Facebook Simonato Maurizio

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