La Samb del terzo millennio, capitolo 4 | Samb-Napoli 1-1



La Samb del terzo millennio, capitolo 4 | Samb-Napoli 1-1

Si chiuse nel 2004 dopo un palpitante quadriennio l’era Gaucci al termine di una stagione dall’epilogo amaro, visto il fallimento dell’obiettivo play-off. In panchina si era partiti con Sauro Trillini, con cui si stentava in casa ma non si perse mai in trasferta (record per un allenatore rossoblù in un campionato professionistico), esonerato quando dopo il deludente 0-0 casalingo contro il Giulianova patron Gaucci disse di non poter avere due allenatori, uno per le partite in casa ed un altro per quelle fuori. Così ecco arrivare l’ex calciatore di serie A Salvatore Vullo, con cui il cammino sambenedettese si capovolse ma per la proprietà commutativa l’esito finale non mutò. Le avvisaglie del ribaltone societario si erano già avvertite nel corso del girone d’andata quando Alessandro Gaucci, un po’ come fatto nella scorsa stagione da Andrea Fedeli, abbandonò improvvisamente la gestione della Samb, riaffidandola in toto al padre, che, pur sopperendo alla cessione choc del prolifico tandem offensivo Zerbini-Scandurra con l’ingaggio del capocannoniere Tino Borneo, che si confermò in vetta alla classifica marcatori fino al termine del torneo, dell’esterno Marco Martini, anche lui dalla Vis Pesaro, e il ritorno di Max Fanesi, non riuscì a ripetere l’accesso ai playoff dell’anno prima.


Ecco quindi scemare la love story tra la Samb e Gaucci, ammaliato dalle sirene partenopee, che però non accalappiò mai, visto il fallimento del Napoli, poi acquisito in C1 e tuttora detenuto dal produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis. Luciano Gaucci però ottemperò all’incombenza più importante prima di preoccuparsi di vendere la società, ovvero iscriverla al campionato di C1 (come invece non fu fatto nel 2013 in Seconda Divisione dopo aver vinto la D a Recanati). Poi per la cessione e per allestire la rosa c’è sempre tempo fino all’inizio del successivo campionato. E così infatti fu, pur in zona Cesarini e dopo aver rinunciato in un primo tempo per il veto dei tifosi all’impegno di Coppa a Tolentino dove con ancora Vullo in panchina sarebbe scesa in campo una formazione di giovanissimi (poi la gara fu recuperata e vinta 2-0 dai cremisi), quando l’imprenditore edile Mastellarini (già presidente del Giulianova), con la regia occulta del patron pescarese Paterna e la consulenza del procuratore giuliese Vincenzo D’Ippolito, mise le mani sulla Samb. E in un incredibile tourbillon di 48 ore (come anni dopo nel 2013 avrebbe fatto in Eccellenza il direttore sportivo Arcipreti con Moneti appena giunto al timone) D’Ippolito costruì la Samb edizione 2004/05. A partire dall’allenatore, Ballardini, proveniente dalla Primavera del Parma piombarono in Riviera tanti giovanotti di belle speranze: col mister dalla terra emiliana giunsero Gazzola, Cigarini, Cornali e Favaro (i primi due tuttora in A), da Bergamo il centrale difensivo Michele Canini, quest’anno alla Feralpisalò dopo tante stagioni di massima serie, gli uruguagi Amodio e Bogliacino che avrebbero fatto la differenza, il ringhioso mediano De Rosa, l’attaccante cileno Gutierrez, che non incise, e il portiere Spadavecchia dal Bari. A far loro da chioccia furono ingaggiati capitan Colonnello, il centrale Zanetti e il centrocampista Tedoldi, mentre i superstiti della precedente annata furono il numero uno Di Dio, Marco Taccucci, alla quarta stagione rossoblù, impiegato più da laterale destro che da centrale, e il funambolico Martini. Mancò la chicca del centravanti, perché proprio nelle ultime ore sfumò l’acquisto di bomber Da Silva dal Martina, a cui si rimediò con l’argentino Vidallè, mai in carriera troppo confidente col gol. Obiettivo dichiarato di una formazione così allestita era chiaramente la salvezza, ma subito dopo lo stentato esordio casalingo col Giulianova (0-0 con un penalty fallito dagli ospiti) si capì subito dalla prima trasferta allo Zaccheria di Foggia di quale pasta fossero fatti quei ragazzi. La rete nei minuti di recupero dell’esordiente Bogliacino fu la ciliegina sulla torta di un match giocato alla perfezione dai ragazzi di Ballardini, che sembravano emulare quelli allenati da Galeone nel Pescara 1986/87, che vinse da ripescato il campionato cadetto. Alla Samb mancò però il Rebonato che in quel Pescara segnava pure bendato, anche se Ballardini le provò un po’ tutte fino ad inventarsi efficacemente Martini centravanti nel corso del girone di ritorno. Furono comunque indubbiamente i rossoblù a giocare il miglior calcio del girone B di C1, alla fine vinto dal Rimini di Acori, a cui dopo i playoff si aggiunse l’Avellino di Cuccureddu. Di matrice “sacchiana” Ballardini, ancora oggi apprezzatissimo tecnico in serie A, impostò una squadra imperniata su una salda difesa a quattro, l’unica costante di una stagione iniziata col 4-4-2 e conclusa col 4-2-3-1 e più volte visionata da un Conte, che stava studiando da allenatore a Coverciano. Così come a subire una doppia dura lezione da quella Samb, spavalda, aggressiva e intensa, ma nel contempo equilibrata, fu Max Allegri, alla guida di una Spal sconfitta 1-0 al Riviera e 2-1 al Mazza. Il cambio di modulo fu dovuto anche al mercato di metà stagione, che vide l’avvicendamento di varie pedine con l’arrivo di un fuoriclasse come l’honduregno ex Reggina Julio Cesar Leon, a cui Ballardini dovette per forza di cose trovare una collocazione tattica. Da ricordare anche due calciatori arrivati a stagione in corso e purtroppo assai prematuramente scomparsi, quali il numero uno Francesco Mancini, ex di Zemanlandia, e il sambenedettese Giovannino Pompei, autore di una magistrale rete per il pari contro il Martina al Riviera (1-1). Concluso il girone d’andata al quinto posto, sopra la corazzata partenopea, la Samb ebbe l’unica flessione stagionale all’inizio della tornata di ritorno (1 punto in 4 partite), dovuta anche al necessario adattamento a seguito dei movimenti di mercato, tra i quali l’ingaggio dell’attaccante Da Silva, solo omonimo però di quello inseguito vanamente nella sessione estiva. Poi la compagine di Ballardini tornò spumeggiante fino a centrare il quarto posto finale e quindi i play-off all’Euganeo di Padova, espugnato con una doppietta di Martini. Ricordo ancora il ritorno dal Veneto con una carovana rossoblù, che ricordava quella di tre anni prima da Parma e che si fermò a festeggiare in autogrill col presidente Mastellarini quel prestigioso traguardo raggiunto, assolutamente impensabile ad inizio stagione. E poi in vista c’era l’elettrizzante e storica doppia sfida col Napoli di Eddy Reja, contro il quale la Samb se l’era già giocata alla pari in campionato, dove era stata immeritatamente sconfitta 2-1 al 91’ al San Paolo (i campani erano guidati da Ventura, l’allenatore azzurro della clamorosa esclusione dai Mondiali) dopo essere passata in vantaggio con Bogliacino, pareggiando al ritorno 0-0 al Riviera nel sabato di Pasqua. Profetiche al termine della sfida d’andata furono le parole di patron De Laurentiis, che incalzato sul commento dell’incontro, davvero sfortunato per noi, dal nostro Gigi Bollettini, rispose testualmente: “Ma cosa vuole che mi importi di questa partita? Io penso già alle sfide europee che tra pochi anni disputeremo con le squadre inglesi”. Ci fece un tantino sorridere un’affermazione del genere con un Napoli, tutt’altro che dominatore in quel campionato, che alla fine per di più non avrebbe vinto, ma non avevamo fatto i conti con le capacità visionarie di questo noto imprenditore, che invece aveva già ben in mente il percorso del suo club. Eccoci allora a quel 29 Maggio 2005 quando il Riviera fu letteralmente tinto di rossoblù da 12000 spettatori, tra cui una fetta napoletana, che ancora oggi ricorda quella come l’unica vera trasferta dei due infernali anni di C al cospetto di una tifoseria degna della massima serie. Il 4-2-3-1 di Ballardini era così composto: Mancini tra i pali, in difesa da destra a sinistra Femiano-Taccucci-Canini-Colonnello, il duo mediano Cigarini-Amodio, la trequarti con Tedoldi-Leon-Bogliacino e davanti il “puntero” tascabile Martini. Sospinta da una torcida incontenibile, al punto che Reja disse di non riuscire a comunicare con i propri calciatori, la Samb schiacciò per un tempo il Napoli, sciorinando un “futebol” da antologia. A superare l’estremo ospite Gianello con un fendente chirurgico fu il solito Bogliacino, l’anno dopo acquistato assieme al connazionale Amodio proprio dal Napoli, ma gli indiavolati padroni di casa avrebbero ampiamente meritato il doppio vantaggio. Letteralmente esterrefatti i cronisti di Sky, che trasmetteva gli incontri del Napoli: nell’occasione erano Gianluca Di Marzio, l’attuale esperto di calciomercato, e Massimo Ugolini, abitualmente sulle tracce napoletane. Di tutt’altro tenore la ripresa, quando la Samb fu costretta anche per il notevole e precoce caldo a tirare il fiato, lasciando l’iniziativa agli ospiti, che dopo una palla ricacciata dalla linea di porta da Mancini e una rete annullata a Pià (ma un gol fu pure annullato a Tedoldi), una volta restati in dieci per l’espulsione di Ignoffo e orfani di mister Reja anche lui allontanato dal direttore di gara Damato di Barletta, trovarono piuttosto casualmente il raggelante pareggio al 92’ con l’ex ascolano Capparella, subentrato al milanista di lungo corso Abate, allora un ragazzino schierato da esterno offensivo. Fu una tremenda doccia fredda per i supporters rossoblù, ormai certi di bissare il successo sul Napoli per 1-0 al Ballarin in B nella stagione 1961/62. Al San Paolo una settimana dopo non ci fu storia (2-0 per i campani davanti a 60000 spettatori) anche se il prepartita fu macchiato da una vile aggressione al pullman rossoblù. Con pochissimi puntelli quella strabiliante squadra, la migliore tecnicamente e tatticamente degli ultimi 30 anni, l’anno dopo avrebbe potuto dominare e coronare il sogno del ritorno in B, invece a causa dei soliti problemi societari fu smantellata e destinata pertanto a rimanere uno splendido fiore nel deserto.

Alessio Perotti


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