È stata una Samb tipo Giano bifronte quella che ha conquistato la permanenza diretta in Serie C all’ultimo respiro, regalando finalmente un’incommensurabile gioia a quei tifosi, sempre presenti al suo fianco anche nei momenti più bui, e non sono certo stati pochi, di questa sofferta e sudatissima stagione. È andata alla grande agli estremi dell’annata (14 punti nelle prime 8 giornate e 13 nelle ultime 9, più di 1,5 punti a partita, praticamente un andamento da quarto posto), mentre in mezzo, come avrebbe cantato Califano, tutto il resto è stato noia (appena 10 punti in 19 gare, circa mezzo punto a partita, ovvero da fanalino di coda). E in questa lunga striscia da “sprofondo rosso”, in cui si sono cambiati calciatori (in tutto in campo ne sono scesi ben 34) ed allenatori (4) ci sono state addirittura due sequenze da incubo con 4 sconfitte consecutive (la prima, sfortunata, all’andata con Palladini, subito dopo averne vinte 3 di fila, la seconda, disarmante, al ritorno tra D’Alesio, Mancinelli e Boscaglia).
Più di un layout è stato presentato in campo dai vari trainer, a partire dal 4-2-3-1, convertito in un 4-3-3 varato con il tris di successi, che aveva tratteggiato la Samb come sorpresa del campionato (e invece purtroppo si trattava di una meteora), poi il 3-5-2 disegnato da e per D’Alesio con il contributo del calciomercato invernale e infine rispolverato da Boscaglia, che con questo modulo (il più redditizio generalmente in Serie C) non ha più perso. Proprio al tecnico di Gela appartiene la sequenza di risultati utili consecutivi più lunga: quei 5 turni finali con 3 pari e 2 vittorie, che sono valsi la salvezza, passando da “ventimila leghe sotto i mari” a “3 metri sopra il cielo”. Chi ha iniziato (Palladini) e concluso (Boscaglia) la stagione ha meglio interpretato il DNA di una squadra, più adatta a correre che a giocare, a difendersi che ad attaccare, a tenersi stretto il punticino piuttosto che inseguire i tre punti. Ed infatti alla fine con poco più di un punto a partita questa Samb, appena riaffacciatasi nel professionismo, è riuscita a rimanerci.
Il double-face poi diventa macroscopico nella divergenza tra una disastrosa performance casalinga (la miseria di 14 punti con 3 vittorie, 5 pari e lo storico record negativo di 10 sconfitte) e l’apprezzabile ritmo da viaggio (23 punti con stesso numero di successi e sconfitte, 5, più 8 pareggi): se al Riviera il rendimento fosse stato all’altezza di quello in trasferta, i rossoblù sarebbero stati da play off. Bene sul piano della fase difensiva (solo un’imbarcata nell’aberrante primo tempo ad Alessandria contro la Juventus Next Gen), dove Cultraro ed Orsini si sono divisi esattamente a metà la difesa della porta, mentre i quasi sempre presenti sono risultati Zini, Pezzola e Dalmazzi, così così a centrocampo dove la parte del leone l’ha recitata Kev il Guerriero Candellori (anche 4 reti per lui), ben coadiuvato dal tuttofare Piccoli (costantemente impiegato dal suo arrivo a dicembre) e dal suo giovane compagno da due stagioni Moussa Touré (a singhiozzo sono andati invece Alfieri e Marranzino), la Samb ha sofferto maledettamente in fase offensiva (peggio ha fatto solo il Pontedera) e deve ringraziare l’onnipresente e longevo capitan Eusepi, che le ha giocate tutte e ha anche tolto parecchie castagne dal fuoco con i suoi 9 centri (2 da applausi gli sono stati millimetricamente annullati contro Pineto ed Arezzo al Riviera).
Una frase, di un calciatore rossoblù, Alessio Zini, pronunciata nel dopopartita di Terni, dove aveva segnato nel finale il gol del prezioso 1-1, vogliamo evidenziarla, in quanto emblematica di questo gruppo: «magari non saremo calciatori di spicco in questa categoria, ma noi per la Samb non ci dormiamo la notte». E questo indomito attaccamento alla maglia è stato indiscutibilmente dimostrato dallo spirito con cui hanno reagito al 2-1 al 95’ di Paganini, che a differenza del suo più famoso antenato, il violinista Niccolò, il bis lo ha concesso: mentre Ron canta “Il mondo avrà una grande anima”, noi possiamo dire che questa Samb una grande anima ce l’ha avuta già. Ed è pienamente legittimo quanto dichiarato da Roberto Boscaglia (uno che i campionati li ha vinti, tra cui quello in Serie C del 2018/19 con la Virtus Entella proprio all’ultimo minuto dell’ultima partita, ma guarda un po’): «Questa salvezza vale più di una promozione». Ed allora festeggiamola a dovere questa miracolosa salvezza, che tanto ricorda quelle degli anni Ottanta in Serie B, e, come e più di un anno fa, torniamo ad imbandierare la nostra città.
Alessio Perotti





















