Altro caso Modena, Arezzo-Livorno rinviata. Gravina: «È la punta dell’iceberg»


Il calcio, in Serie C, non può proprio dormire sonni tranquilli. Tra il caso Akragas, il Vicenza, il Modena e tante difficoltà sparse, da qualche mese, si sta facendo prepotentemente largo l’instabilità vissuta ad Arezzo dove, Moscardelli a parte, milita l’ex Samb Stefano Ferrario. Ai microfoni di TuttoC, il presidente della Lega Pro spiega i motivi del rinvio del derby toscano col Livorno, a seguito dello stato di agitazione dei tifosi amaranto:

«Si tratta di una soluzione responsabile: non potevo permettere che l’Arezzo giocasse una partita e poi non scendesse più in campo. Ho chiesto che vengano date tutte le garanzie possibili affinchè la squadra finisca il campionato. Ora ci aspettiamo delle risposte. Il rinvio questa volta era la soluzione più idonea, il diritto allo sciopero è sacrosanto ma non mi andava di vedere uno 0-3 a tavolino, è stato giusto concedere una possibilità. Se non si giocheranno altre gare arriveranno i provvedimenti del giudice sportivo, al di la del rinvio. Dopo quattro gare il club è escluso: si ripeterebbe un caso Modena».

Un Modena bis è dietro l’angolo?

«Non escludo niente. Ad Arezzo c’è uno stato di agitazione che dura da alcuni mesi e la Lega, in tal senso, si è mossa come si è mossa per altre realtà: se l’agitazione non rientra e questa dà problematiche di ordine pubblico, io mi assumo le mie responsabilità, sia per quello sia per mantenere neutra la competizione».

I problemi sembrano non risolversi e così c’è da prendere una posizione forte e decisa in merito con una stretta sui controlli alla base delle iscrizioni. Qui, Gravina, tra metafore e burocratese, spiega:

«Si è alzata l’asticella della qualità quest’anno, ed era ovvio che venissero al pettine una serie di nodi vecchi di anni, che ora sono esplosi. Il calcio ormai è fatto da una certa tensione finanziaria, si deve avere una nuova visione di sostenibilità, degli anticorpi dentro il nuovo modello calcio, perché altrimenti questo rischia di essere solo la punta dell’iceberg di ulteriori e ancora più gravi criticità».

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