Abolizione del vincolo sportivo, Romagnoli: «Emergerà una divisione classista dei giovani»



Il presidente del Tolentino è molto preoccupato per il paventato cambio di regolamento, la cosiddetta abolizione del vincolo sportivo che metterebbe, ancor di più, in ginocchio il mondo dilettantistico italiano. Il numero uno cremisi non usa, come suo solito, giri di parole per contestare quella che a suo dire è una decisione presa in un momento sbagliato:
“Come è noto agli addetti ai lavori è prassi, ricorrente e consentita, che dal 17° anno di età i giovani calciatori sottoscrivano l’accordo con il quale si vincolano a proseguire la propria crescita calcistica con la squadra di appartenenza. Questo legame, salvo diversi successivi accordi, dura sino al 25° anno di età.
Considerandola una limitazione della libertà dell’atleta, il Ministro Spadafora ha, in data odierna, fatto approvare un decreto rendendo questo vincolo soltanto annuale.

Se è vero che il vincolo crea un rapporto a volte pesante per il calciatore (cosa innegabile), è anche vero che questo sistema ha consentito la crescita di molti ragazzi nei vivai dilettantistici. Le società sportive, infatti, hanno investito moltissimo nei propri settori giovanili per crescere atleti da impiegare nelle prime squadre e, seguendo, comunque, quelli collocati temporaneamente in altre società.
Se per i non addetti ai lavori la questione è da considerarsi di poco rilievo, coloro che siedono ai vertici federali del calcio sanno che le cose non stanno così. E’ per questo che stupisce la sordina che sulla questione hanno messo i vertici di F.I.G.C. e di L.N.D.

Costoro dovrebbero sapere, infatti, che con il nuovo vincolo annuale si avrebbe, quale naturale conseguenza, quella che le società smettano di investire sui vivai sapendo di non poter più avvalersi dei loro calciatori nella stagione successiva.

Verrebbero meno i premi di preparazione e le società potranno contare solo sulle quote che versano le famiglie. Considerando che quasi tutte le gestioni presentano già ora un saldo negativo, venendo meno il rapporto di affezione tra calciatore e la cd. “maglia” il rischio concreto è quello di uno smantellamento dei vivai tecnicamente di qualità.

Quella che emergerà sarà una suddivisione classista dei giovani. Mediamente, infatti, si registrerà un notevole abbassamento degli investimenti con decadimento della qualità dell’offerta formativa che da tecnico-sociale avrà una valenza solo sociale. Poi, magari, i figli di papà potranno essere accolti a braccia aperte da quelle società sportive che decideranno di formare scuole di elite con tecnici di alta preparazione, a costi ovviamente doppi se non tripli rispetto all’attuale. Ci sarà una selezione, non già basata sulle qualità tecniche dei ragazzi, ma sulle capacità reddituali delle famiglie. Di tutto si sentiva il bisogno tranne che di questo.
Resta sullo sfondo che la questione più grave è data dal fatto che, soprattutto in un momento come questo, in cui il futuro del calcio dilettantistico è messo in serio rischio, nessuno ha pensato di aprire un tavolo con i rappresentanti delle società dilettantistiche stesse. Siamo sicuri che sarebbe uscita una proposta forte e davvero migliorativa. Purtroppo il ruolo di controparte del Governo ci è stato espropriato e, sino ad ora, né Gravina né Sibilia hanno dimostrato di avere interesse alla cosa.

Chiediamo al Ministro ed alle forze politiche di tornare sulla questione del vincolo, data la sopraggiunta precarietà dell’economia del calcio, per aprire una concertazione reale con gli attori effettivi dello crescita del movimento calcistico dilettantistico italiano. Questa riforma richiede a, priori, un consolidamento delle strutture di base (che oggi sono invece a rischio default). Il vero rischio è che a pagare il reale costo dell’abolizione del vincolo siano proprio coloro che dovrebbero essere tutelati, i giovani calciatori e le loro famiglie.
Marco Romagnoli, presidente U.S. Tolentino 1919


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