Samb: mandato bis in panchina, ormai quasi una consuetudine

SAMB, UFFICIALE IL RITORNO DI LAURO
CREDERCI SÌ, MA NON SOLO A PAROLE

Per la prima volta in una stagione, che si sta maledettamente complicando, la Samb va in bianco per due gare consecutive contro le non trascendentali Notaresco e Matese, perdendo di conseguenza il trono di miglior attacco a favore della Vigor Senigallia, che fa una scorpacciata di gol (5) contro il malcapitato Fano, appena una settimana fa invece sugli scudi per aver bloccato la capolista Campobasso.

E assieme allo scettro di migliore squadra finalizzatrice lascia per strada dopo appena tre giornate di panchina anche il suo allenatore, Marco Alessandrini, reo di aver smarrito la retta via dopo l’esordio vincente di Termoli. Non ce l’ha fatta il tecnico senigalliese ad avvicinare la Samb alla battistrada molisana, anzi il distacco è aumentato di un ulteriore punto, mentre alle spalle si sente ormai il fiato di un’arrembante L’Aquila. Insomma, il ripristinato Maurizio Lauro trova dopo 20 giorni una situazione persino peggiorata rispetto a quella che aveva lasciato dopo lo sciagurato 1-1 casalingo contro il Real Monterotondo, quando la società lo aveva sollevato, avendo, come dichiarato, notato uno scollamento fra tecnico e calciatori.

Evidentemente questo gruppo fatica ad allacciare un buon rapporto con chi siede in panchina, perché anche con Alessandrini il feeling non sembra mai nato, oppure, come purtroppo più verosimile, il problema è proprio all’interno di quello spogliatoio, che non appare affatto così granitico come viene dipinto. A questo punto sta alla società il compito di assumere una posizione netta, legittimando appieno il tecnico e non esitando più sulla stabilità di chi guida una truppa, che deve ben capire chi comanda. E non è certamente nuovo un ritorno sui propri passi da parte della società rossoblù, che di fatto ha emulato quanto ripetutamente accaduto in tempi recenti.

Anzi recentissimi, visto che appena un anno fa Sante Alfonsi tornava in panchina dopo anche in quel caso un brevissimo intervallo targato Fabio Prosperi, salvo poi abbandonare nuovamente il timone, lasciandolo a Manolo Manoni. Addirittura, il ritorno del tecnico sollevato nel corso della stessa stagione era diventato una sorta di abitudine, magari dettata anche da ragioni di bilancio, negli ultimi anni di Serie C.

Nel 2017/18 Francesco Moriero clamorosamente riprendeva la guida addirittura alla vigilia dell’ultima giornata, disputando quei play off, di cui ancora pochi giorni fa Ezio Capuano si lamentava di essere stato scippato dall’inconcepibile decisione assunta da Franco Fedeli. E il fumantino patron concesse il bis l’anno dopo quando riassunse Beppe Magi dopo il poker subito a Trieste da un Giorgio Roselli, che comunque aveva avuto il merito di portare i suoi dalla zona playout a quella play off.

Scelta ripetuta dalla disastrosa gestione di Domenico Serafino, che nel 2020/21 riprese Paolo Montero dopo l’interregno di Mauro Zironelli, partito bene, ma purtroppo affievolitosi dopo un penalizzante calciomercato invernale. In tutti questi casi la “restaurazione”, che nel nome evoca quella stabilita dal Congresso di Vienna del 1815 per ripristinare gli equilibri europei dopo il periodo napoleonico, non portò grandi vantaggi, anzi.

Meglio era andata invece in precedenza ad Guido Ugolotti che sempre in Serie C nel 2007/08 si riprese il posto da Enrico Piccioni, approdando ad una tranquilla salvezza, e soprattutto quando Ottavio Palladini fu riportato in sella in Serie D nel 2010/11 dopo che si erano avvicendati Tiziano Giudici e Luigi Boccolini, concludendo senza affanni quel campionato e ponendo le basi per le successive esaltanti due stagioni concluse con un secondo posto per un solo punto e la promozione, pur se poi vanificata dalle rinomate nefandezze societarie.

Insomma, cambiano le dirigenze, ma questo vezzo sembra confermarsi: non resta che augurarsi che questo altro giro di giostra, per dirla alla Terzani, con mister Lauro riporti la Samb laddove lo stesso tecnico l’aveva portata prima del mese nero di dicembre, ovvero in testa.

Alessio Perotti

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