Riccardo Bugari porta San Benedetto alle Olimpiadi: «Non me ne rendo conto»


Ci sarà anche la bandiera rossoblù, tra le tante che si uniranno a rappresentare il tricolore azzurro alle olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018, al via il 9 Febbraio, grazie al sambenedettese Riccardo Bugari, qualificatosi nel Team Pursuit (inseguimento a squadre), ma anche prima riserva nella Mass Start (partenza di massa) e nella 5 km. Figlio d’arte, col padre Romolo campione europeo e mondiale negli anni ’80, dopo aver ricalcato le sue orme Riccardo si è calato nella realtà del pattinaggio su ghiaccio, apprestandosi ora a partecipare alla sua prima olimpiade.

Il pattinaggio ce l’hai nel sangue: quando hai iniziato e quanto è stata importante la figura di tuo padre?

«Ho iniziato che ero piccolissimo, avevo appena tre anni. Ovviamente fu mio padre a mettermi i pattini per la prima volta, alla pista di pattinaggio di San Benedetto. Ho fatto anche qualche brutta caduta, ma da piccoli è normale, perché i riflessi non sono così sviluppati; una volta ricordo che mi spezzai un dente cadendo di faccia, e fu molto doloroso. Mio padre è stato fondamentale, perché la sua presenza è stata costante, ed io da piccolo volevo proprio diventare come lui, volevo arrivare a vincere un mondiale sulle rotelle. Ricordo che nel momento in cui ci sono riuscito, era come se fossi tornato bambino, dicendomi che ce l’avevo fatta, che avevo raggiunto quel sogno inseguito a lungo, ed il merito ovviamente è anche suo».

A tuo parere il pattinaggio è uno sport sottovalutato?

«In Italia è uno sport minore: ci sono alcune località in cui è molto importante, altre in cui a malapena sanno cosa sia. Il pattinaggio a rotelle sicuramente è più diffuso, perché puoi praticarlo ovunque, a differenza di quello su ghiaccio, che necessita di condizioni specifiche e di appositi impianti. Nonostante ciò, è proprio il secondo ad essere più popolare in quanto disciplina olimpica; mentre il pattinaggio a rotelle non è molto pubblicizzato. Spero in un miglioramento, perché il pattinaggio a rotelle deve essere valorizzato, ed in Federazione vanno cambiate alcune cose, altrimenti non vedremo mai questo sport alle Olimpiadi».

Tu come sei passato dalle rotelle al ghiaccio?

«È stato dopo il mio periodo di stallo. Quando avevo diciassette anni smisi di fare sport, dopo tredici anni di attività, e rimasi fermo per circa cinque anni. Ricordo che ero a casa e guardavo le Olimpiadi invernali del 2014, e tra i pattinatori su ghiaccio vidi gente che conoscevo, e da lì è scoccata la scintilla che mi ha fatto tornare in pista. Prima ho ripreso le rotelle, poi ho voluto provare ad andare sul ghiaccio, e dopo un po’ sono entrato nel giro della Nazionale. Nell’ultimo anno mi sono dedicato completamente a questo, ed è arrivata la qualificazione alle Olimpiadi».

Emozioni e sensazioni a meno di un mese dal via delle Olimpiadi?

«Ad essere sincero, in questi giorni non me ne rendo conto, perché sono concentrato sugli allenamenti e altre gare, ma nel momento in cui mi fermo a pensarci sono molto emozionato. Dopo l’inattività, aver raggiunto questo risultato mi rende ancor più felice. Siamo super concentrati, e ovviamente daremo il massimo per provare a portare a casa una medaglia. Riuscirci sarebbe un’emozione incredibile, personalmente, perché tornare a San Benedetto con una medaglia olimpica di uno sport invernale che qui si pratica poco mi riempirebbe di orgoglio».

Il tuo rapporto con San Benedetto?

«Amo la mia città, ho sempre bisogno di tornarci, perché anche un solo giorno qui mi rigenera dalla stanchezza di allenamenti e gare. È difficile stare lontano da un posto così».

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