Porto d’Ascoli, Alfonsi si racconta: «Seconda Categoria-Eccellenza? In campo vanno i ragazzi»


Finale di Coppa di Eccellenza Marche raggiunta, dal terzultimo all’ottavo posto in campionato, diciassette gol segnati nelle cinque partite in cui si è seduto in panchina: si può riassumere così lo strabiliante inizio di Sante Alfonsi alla guida del Porto d’Ascoli, di cui fino a un mese fa era il secondo alle spalle di Pergolizzi. Un avvio migliore non poteva proprio immaginarselo Alfonsi, che prima di questa nuova esperienza aveva allenato Torrione e Molo Sud in Seconda e Terza Categoria, ottenendo sempre buoni risultati; cerchiamo di conoscerlo meglio.

Mister, quanto si sente il salto dalla seconda categoria all’Eccellenza?

«La differenza ovviamente c’è, ma mi piace ricordare che in campo vanno i ragazzi, e la mia fortuna è che i miei sono molto bravi e non me la fanno sentire».

La tua avventura non era iniziata nel migliore dei modi, poi è arrivata la svolta: quanto c’è di tuo?

«La sconfitta nella semifinale d’andata col Tolentino è stata uno spartiacque, perché con la squadra ci siamo detti di ripartire da quel secondo tempo giocato bene. Io non so quanto sia merito dell’allenatore, perché la squadra era già forte: ho provato a dare ai ragazzi nuovi stimoli, che già avevano recepito con il cambio in panchina. Ci serviva solo una scossa, che fortunatamente è arrivata subito con i quattro gol segnati a Loreto, e da quel momento la squadra si è sbloccata: ora si gioca più tranquilli, non c’è la paura di rischiare una giocata, siamo migliorati in concentrazione e quando gira tutto bene è più facile anche difendersi. Sono molto contento per questo momento e per le vittorie, ma non abbiamo un obiettivo preciso per il campionato: non possiamo parlare di corsa sul Montegiorgio, ma ogni domenica cerchiamo di scendere in campo e vincere la partita, perché perdere non piace a nessuno».

La Coppa però è un obiettivo.

«Certamente sarebbe un piacere enorme: il Porto d’Ascoli non l’ha mai vinta, e per me sarebbe il primo trofeo; l’ultimo ostacolo è il Camerano (già battuto in campionato) e vogliamo farci trovare pronti il 21 Dicembre, perché in una partita secca può succedere di tutto».

È stata dura però arrivare a giocarsi questa finale.

«Senza dubbio. Il Tolentino è una squadra forte con un allenatore preparato come Mosconi, noi già dovevamo recuperare il punteggio dell’andata e ci siamo ritrovati subito sotto. Devo fare i complimenti ai ragazzi per non aver perso le certezze, abbiamo continuato a giocare e la rimonta è arrivata. È stato fondamentale chiudere il primo tempo in vantaggio, arrivato proprio all’ultimo minuto, e nello spogliatoio ho detto alla squadra che per stare tranquilli bisognava segnare due gol nella ripresa: ne è arrivato solo uno ma è andata più che bene così, per ora è stata la mia vittoria più bella».

Riguardo al modulo: si andrà avanti con il 4-4-2 e questo mix di giovani e “vecchietti”?

«Per il momento sì, questo modulo ci dà sicurezza e solidità, e in questi casi è anche difficile cambiare, ma a seconda degli avversari potrò studiare qualche nuova soluzione. I giovani come Schiavi, Gabrielli, Rossetti e lo stesso Minnozzi che sta facendo grandi cose hanno già esperienza per giocare in Eccellenza, e lo stanno facendo con continuità. Voglio sottolineare però che al loro fianco hanno grandi giocatori e soprattuto persone fantastiche come il capitano Leopardi, Bucchi, Rosa, che sono da esempio anche per la juniores: sono gli ultimi ad andar via dall’allenamento, raccolgono i palloni, spostano le porte, mantenendo umiltà nello spogliatoio. Al loro fianco questi ragazzi possono solo migliorare».

Passiamo ad un lato più personale: in quale allenatore ti rivedi?

«In questo momento mi viene facile da dire Simone Inzaghi, che è arrivato sulla panchina della Lazio quasi per caso ma sta trovando ottimi risultati».

Dal punto di vista dell’impronta di gioco invece?

«La mia idea, e ciò che mi piace vedere, è che la mia squadra riesca a giocare palla a terra e testa alta, ed ho giocatori perfettamente in grado di farlo. In allenamento proviamo molti possesso palla con improvvisa giocata in verticale, sul modello di Sarri, ovviamente con altri interpreti. Certo, con tre attaccanti come Bucchi, Minnozzi e Rosa è più facile fare gol, ma tutto parte dalla costruzione di squadra».

Gian Marco Calvaresi

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