La Samb del terzo millennio, capitolo 11 | Samb-Jesina 2-1



di Alessio Perotti

Secondo le filosofie orientali la vita è un viaggio per tornare a se stessi: così il nostro percorso lungo i primi vent’anni di questo terzo millennio, cadenzato in 11 tappe, tante quante quegli 11 giganti rossoblù citati nello storico inno della Samb, è iniziato e si conclude con la Jesina. È partito dal ritorno nel professionismo del 2000/01 dopo sette anni di dilettantismo (1 campionato di Eccellenza e 6 di CND) e giunge ad una nuova promozione in Serie C dopo altrettanti sette anni di lontananza (2 stagioni di Eccellenza e 5 di Serie D). Ulteriore coincidenza, della serie dei corsi e ricorsi storici di matrice vichiana, il matematico salto di categoria è sancito al Riviera sempre contro la Jesina: 1-0 con gol di Cacciatori il 22 Aprile 2001 e il 2-1 del 10 Aprile 2016 che ci accingiamo a raccontare. Al comando due timonieri dalla forte personalità, vulcanici, ambiziosi e vincenti: nel 2001 Luciano Gaucci, nel 2016 Franco Fedeli. Ma come arrivò quest’ultimo alla guida della Samb, da lui tuttora gestita? Lo strascico del campionato di Serie D 2014/15, terminato al terzo posto e con l’immediata eliminazione nei play off, indusse uno dei due co-proprietari, Manolo Bucci, ad abbandonare la società, che così restò nelle sole mani di Gianni Moneti, colui che aveva riportato in superficie l’inabissata navicella rossoblù dopo l’incredibile fallimento post-promozione del 2013. L’imprenditore viterbese però fece chiaramente intendere di non poter proseguire l’avventura in solitaria e cercò di trovare un’altra spalla se non cedere l’intera società. Intanto aveva comunque ingaggiato un direttore sportivo, Martone, e un allenatore, l’ex calciatore rossoblù Tiziano De Patre, coadiuvato da un altro ritorno, quello di Gabriele Matricciani, che aveva collaborato con Colantuono nella brillante stagione di C1 2002/03.


La Samb era già in ritiro con una manciata di calciatori, tra cui il centrale Conson che sarebbe stato confermato e il centravanti Simeri, a lungo corteggiato senza esito lo scorso anno, a Serravalle di Carda, quando si materializzò improvvisamente il passaggio della Samb dalle mani di Moneti a quelle di Fedeli, già in passato più volte accostato al sodalizio di Viale dello Sport. L’aspetto curioso è che Fedeli una squadra già ce l’aveva, il Rieti sempre in Serie D, e che la stessa era già pure in ritiro a Cascia, il paese nativo del patron, attivo con la sua catena di supermercati nel settore della grande distribuzione. A questo punto la realtà superò di gran lunga l’immaginazione, perché da un giorno all’altro staff tecnico e calciatori svestirono la maglia del Rieti, che comunque restò iscritto e poi avrebbe partecipato alla Serie D, per indossare quella della Samb. A Serravalle di Carda fu dato il rompete le righe con alcuni giocatori (alla fine restò il solo Conson), che si unirono agli ex Rieti a Cascia per formare la nuova Samb. Il tecnico divenne allora Loris Beoni, oggi nello staff di Sarri alla Juventus, mentre la rosa fu presto costruita sul nucleo ex Rieti, imperniato sui vari Pezzotti, Barone, Sabatino e Sorrentino, tutti grandi protagonisti dell’imminente stagione. Intanto Fedeli irruppe a San Benedetto come un uragano, oltreché con la sua Ferrari, e il suo arrivo ricreò subito l’entusiasmo da tempo sopito, ulteriormente corroborato dall’acquisto di Mario Titone, che aveva lasciato la Samb da giovanissimo nel 2009 dopo l’amarissima retrocessione di Lecco e che, dopo aver trascinato il Siena al ritorno in Serie C, prometteva di ripetersi a San Benedetto, anche per cancellare quel triste ricordo e tanto fu, al punto da laurearsi capocannoniere con 19 marcature. In porta giunse un lungagnone piemontese, Fabio Pegorin, che avrebbe accompagnato tutte le stagioni di Fedeli sino al recente addio per approdare guarda caso al Rieti. Altri big furono l’esterno ex Cavese Palumbo e il mediano Filippo Baldinini, rientrato a dicembre in casa Samb dopo due ottime stagioni e una breve parentesi a Forlì. Si capì subito, alla prima del Recchioni, che sarebbe stata una grande annata, dopo il saluto di Fedeli dal campo alla curva rossoblù e un primo tempo stellare chiuso sul 3-1, nonostante la frettolosa preparazione e l’assemblaggio ancora in corso della squadra. Poi i canarini nella ripresa con la Samb in inferiorità numerica avrebbero pareggiato 3-3, ma quello fu uno dei soli 3 pari stagionali in trasferta (gli altri due 1-1 con Monticelli e Folgore Falerone). Per il resto solo vittorie, 14, in un cammino esterno da record persino superiore a quello casalingo, macchiato da tre sconfitte: particolarmente dolorose furono quelle col Monticelli (4-5) e col Matelica di Vittorio Esposito (1-4), che costarono la panchina a Beoni, mentre ininfluente fu la battuta d’arresto all’ultima al Riviera contro il Chieti (1-2) a promozione già acquisita. A sostituire Beoni fu richiamato Ottavio Palladini, che dopo il trionfo purtroppo cancellato del 2013 si era occupato del settore giovanile e che seppe meritatamente riprendersi ciò che gli era stato malamente scippato in quella avvilente circostanza. Non perse mai il bravo Ottavio, l’allenatore più vincente nella storia rossoblù con ben 3 promozioni (una dall’Eccellenza e due dalla Serie D), se non, come detto, a giochi fatti contro i teatini. E l’imperiosa striscia di 24 risultati utili consecutivi, oltre al fatto di aver sempre segnato in quel campionato (caso unico negli annali sambenedettesi), fu determinante per prendere il largo rispetto alle contendenti Fano, che sarebbe stato ripescato, come avvenuto anche quest’anno, dopo i play off, e Matelica. Il lungo giorno, 10 aprile 2016, del ritorno della Samb nel professionismo, dove tuttora milita, iniziò in un “mezzogiorno di fuoco” al Ballarin con un corteo, che non poté non riportare alla mente quello dell’orgoglio rossoblù del 2013 e che di fatto chiuse il cerchio. Dal vecchio impianto al Riviera, dove si sarebbe disputata la decisiva partita con la Jesina, marciarono festosamente e mano nella mano nonni, padri e figli all’insegna di una continuità generazionale al fianco di quell’indiscutibile componente delle famiglie sambenedettesi, che è la Samb. In campo mister Palladini schierò il 4-3-3 titolare con Pegorin tra i pali, i due under Pettinelli e Flavioni laterali, i rocciosi centrali Salvatori-Conson, Mario Barone in regia, il leader Alessandro Sabatino (7 centri per lui) e “Pippo” Baldinini ai suoi fianchi e il tridente Titone-Sorrentino (buon bottino di 11 reti per il giovane centravanti)-Palumbo. Sbloccò presto l’immancabile SuperMario con un’impetuosa percussione in area, poi dopo la prodezza balistica di Frulla fu Sorrentino su sponda di Baldinini a firmare il 2-1 della promozione a fine primo tempo. Quindi già a partire dalla ripresa spazio alla festa dei 7000 del Riviera con la colonna sonora della stagione, il “e mia la vita è, è sempre affianco a te, lo-lo-lo-lo-lo, ovunque andrai non ti lascerò mai” e lo spettacolo serale del Torrione infuocato di rosso e blu. Con quattro giornate d’anticipo la Samb finalmente rimetteva piede in C, dove nelle tre stagioni successive avrebbe conquistato altrettanti play off, sfiorando la Serie B nel 2017/18 quando dopo il terzo posto arrivò ai quarti di finale, venendo eliminata dal Cosenza di Braglia, poi promosso. Ed ora con Montero in panchina inizia la quinta stagione per un Franco Fedeli, che così supera sor Luciano Gaucci e diventa il presidente più longevo dopo il compianto Ferruccio Zoboletti, entrando a questo punto di diritto a far parte della leggenda dell’intramontabile Sambenedettese Calcio.


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