Fedeli: «Reginaldo entro marzo». Pegorin: «Prossimo anno? Firmerei in bianco»


Le interviste dopo Giulianova-Samb. Il presidente non è pienamente soddisfatto: «Nel secondo tempo abbiamo giocato male». Il portiere: «Giocare a San Benedetto per me è un traguardo»…

FRANCO FEDELI (presidene Samb): «Non sono soddisfatto: nel secondo tempo abbiamo giocato male rischiando anche il pareggio. L'atteggiamento non mi è piaciuto, sembravamo spaventati, fortuna ci ha salvato Pegorin sul finale. L'unico lato positivo di questa gara è che ora ne manca una e abbiamo tre punti in più. L'allenatore ha provato diversi giocatori nuovi, non mi aspettavo tutti questi cambi, ma ha vinto quindi ha ragione. Su Reginaldo non credo a nulla finché non lo vedrò con il passaporto in mano, in ogni caso penso ce la faremo entro la fine di marzo. Adesso dobbiamo concentrarci solo a vincere il campionato e non fare calcoli o tentativi. Il terreno di gioco era difficile tanto per noi e tanto per loro, forse il Giulianova è più abituato, non a caso la stragrande maggioranza di punti li hanno fatti qui».

FABIO PEGORIN (portiere Samb): «Abbiamo perso palla a centrocampo e forse non eravamo messi bene in difesa, Di Stefano s'è ritrovato la palla sui piedi davanti a me e io ho provato a restare in piedi il più possibile. Dobbiamo continuare a lavorare finché la matematica non ci incoronerà vincitori. Essere alla Samb per me è un traguardo, firmerei in bianco per restare qui anche il prossimo anno».

ANDREA CARMINUCCI (difensore Samb): «L'importante sono i tre punti, ce l'abbiamo messa tutta. Il campo non era in ottime condizioni, ma erano le stesse per tutte e due le squadre. Vincere qui non è facile. Ringrazio chi mi ha dato l'opportunità di tornare a San Benedetto, è una grande soddisfazione essere qui».

EDOARDO FERRANTE (difensore Giulianova): «Sono stati bravi perché abbiamo commesso un errore dopo due minuti e abbiamo subito il gol. Se vogliamo salvarci dobbiamo evitare queste leggerezze. Il distacco inizia ad essere importante, la matematica non ci condanna, ma siamo costretti a giocare ogni gara come fosse una finale».

Domenico Del Zompo

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