ESCLUSIVA. Due anni di Fedeli: «Ricevuto tanto affetto. La Serie B sarebbe un regalo immenso alla città»


Il presidente della Samb si racconta a due anni dal suo arrivo a San Benedetto: “Sono orgoglioso ed arrivista per natura”. I luoghi, le emozioni e le ambizioni di Franco Fedeli in una lunga intervista…

In ogni parte d’Italia il quattro agosto è un caldo giorno d’estate come tanti altri, ma non per San Benedetto. Lungo tutto lo stivale, in periodo di alta stagione, i turisti si muovono verso le spiagge mediterranee e chi può si rinfresca o sotto l’ombrellone con un long drink o con un bel tuffo in acqua. Per chi vive di calcio, però, nella Riviera delle Palme il quattro agosto 2015 è stato un giorno storico: il giorno della fine dell’estate, o almeno di un certo tipo di estate. In quel giorno, in uno studio notarile a Roma, è avvenuto il passaggio di consegne più importante della storia recente della Samb: da Gianni Moneti a Franco Fedeli. Sembra un’eternità, ma domani da allora saranno passati soltanto due anni. Quel giorno è terminata l’estate, l’estate più odiosa che potesse vivere la San Benedetto calcistica e che puntuale si ripresentava di anno in anno: le hit non cambiavano come quelle trasmesse dalle radio, ma erano le sempreverdi “ci iscriviamo quest’anno?” “chi SI compra (e non chi compra) la Samb?”. Il quattro agosto 2015 rappresenta il punto di svolta, perché le estati 2016 e 2017 non c’entrano davvero nulla con quelle del passato rossoblù più recente. E una svolta la rappresentano anche per Franco Fedeli, che da quel giorno ha fatto sua la Samb.

Presidente, quella con la Samb si può definire l’esperienza più intensa per quelli che sono i suoi trascorsi nel calcio?

«Certamente. Innanzitutto è la più intensa perché è la prima volta che detengo il cento per cento delle quote di una società. Poi devo dire che San Benedetto mi ha dato davvero tanto affetto in questi 24 mesi; certamente ci sono stati momenti in cui qualche tifoso è andato oltre le righe, ma penso non sia nulla di preoccupante».

Il bilancio di questi primi due anni si può certamente definire positivo.

«Nel primo anno abbiamo centrato la promozione in Lega Pro che per me ha rappresentato un traguardo molto importato, poi sono arrivati i play off per la Serie B dopo una stagione di alti e bassi. Senza fare troppi proclami direi che nel prossimo campionato vogliamo puntare almeno a migliorare la settima posizione, non voglio che la Samb sia ancora una sorpresa».

Cosa rappresenterebbe per lei il raggiungimento della Serie B?

«Sarebbe un grande traguardo, sarebbe un regalo immenso che spero di poter dare alla città. Inoltre mi permetterebbe di ripagare almeno in parte gli sforzi economici fatti in questi anni».

La Samb rappresenta una sfida importante per la famiglia Fedeli: in questi due anni è cresciuta a livello dirigenziale anche la figura di suo figlio Andrea.

«Qui a San Benedetto penso che stia facendo un ottimo lavoro. In questo periodo di calciomercato buona parte delle trattative è stato lui a condurle, io mi sono limitato ai discorsi economici e poi mi sono mosso in qualche caso come per Bacinovic o Esposito».

A proposito di lavoro e di ciò che non riguarda il mondo Samb, che tipo è Franco Fedeli lontano dal Riviera delle Palme?

«Orgoglioso ed arrivista per natura: quando mi metto una cosa in testa ci lavoro finché non la raggiungo, è così anche nel lavoro. I conti, poi, mi devono sempre tornare: mi sento male se non riesco a mantenere un impegno».

Lei è un tipo religioso?

«I miei genitori mi hanno trasmesso la fede cristiana, ma non sono uno di quelli che vanno a messa tutte le domeniche».

Dopo questi due anni si sente sempre più sambenedettese?

«Non posso dire che mi sento sambenedettese, ma certamente che sono sempre più attaccato ad una città da cui ho preso ma anche dato molto».

Per il ritiro precampionato ha sempre scelto le strutture di sua proprietà a Cascia. Quanto si sente legato a questo posto?

«A Cascia sono nato e cresciuto, questi luoghi rappresentano tutto per me».

Luoghi negli ultimi mesi sono stati dal terremoto.

«Un ricordo terribile. Il 24 agosto mi trovavo a casa mia a Cascia: è stato interminabile, ho avuto paura ma fortunatamente ce la siamo cavata. Posti così devono assolutamente ripartire».

Due obiettivi che spera di raggiungere: uno a livello personale e l’altro con la Samb.

«A livello personale innanzitutto spero nella salute, poi di continuare ad essere quello che sono. Per la Samb sappiamo tutti qual è l’obiettivo: speriamo che questo possa essere l’anno giusto, ma dobbiamo restare con i piedi per terra. Saremo protagonisti, questo sì».

Daniele Bollettini

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