Ed ora tanta voglia di normalità. Il punto di Alessio Perotti


SAMB, ARRIVA L’OK DALLA FIGC PER IL TITOLO SPORTIVO

“E come quei, che con lena affannata uscito fuor del pelago, a la riva si volge a l’acqua perigliosa e guata, così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo, che non lasciò già mai persona viva”. È lo stato d’animo, con cui Dante, il sommo poeta di cui quest’anno ricorre il settimo centenario dalla morte, inizia il mirabile viaggio della sua Divina Commedia nel primo canto dell’Inferno ed è lo stesso con cui il neo-patron Renzi, assieme a tutti noi innamorati della Samb, avrà accolto la splendida notizia dell’attribuzione del titolo sportivo alla neonata società. È stato un durissimo percorso ad ostacoli quello che ha condotto ad uscire dal “pelago”, in cui il sodalizio si era impantanato a seguito delle malefatte compiute da Serafino, ma era l’unico, già da noi indicato mesi fa, per nutrire qualche speranza di dipanare una matassa intricatissima e mantenere il diritto a disputare anche nella prossima stagione il campionato di Serie C, quello a cui la Samb ha maggiormente partecipato nella sua ormai quasi centenaria storia (46 anni considerando anche i due tornei di Serie C2).

In poco più di un mese, grazie alla determinazione e alla disponibilità economica di Renzi e del suo staff, alla buona lena e al decisivo contributo prestato dal tribunale e dai curatori fallimentari, nonché alla collaborazione offerta dai dipendenti della società (calciatori in primis, a cui saremo grati per sempre come a quelli del 2006 e del 2013), si è passati dal baratro alla concreta possibilità di rimirar le stelle (tanto per restare in tema dantesco). A partire dalla dichiarazione di fallimento del 4 maggio, passando per la prima asta andata a vuoto e quindi per la seconda vinta da Renzi il 24 maggio e saldata dallo stesso immobiliarista romano tre giorni dopo, chiudendo con l’affiliazione richiesta entro il 5 giugno e la decisiva attribuzione del titolo sportivo ricevuta ieri dalla FIGC, se ne sono davvero viste tante. Il tutto per una “sciocchezza” di un milione e mezzo di euro sborsato sull’unghia e nella tempistica concessa dalla federazione da parte di Renzi e soci, per non correre nessun tipo di rischio e non dare adito a possibili ricorsi altrui.

Ed ora dopo sei mesi d’affanno, di tristi presagi e cupi orizzonti? Riecco finalmente uno squarcio di sereno ed è bello che sia tornato a splendere in concomitanza con la nuova vita ridata a quello che è più di un simbolo cittadino, come il Ballarin, nel quarantesimo anniversario di una tragedia che ho osservato con gli occhi increduli di un bambino di dieci anni e che tutti porteremo per sempre nella mente e nell’anima, rivolgendo magari una preghiera ogni volta che passeremo a fianco del muro dell’ex tribuna dove ora possiamo salutare i volti di Carla e Maria Teresa, consegnati ad una bellezza sempiterna. Ed anche e soprattutto per onorare la loro memoria è doveroso da parte di tutti (società, la futura compagine, amministrazione comunale, l’attuale e la prossima, stampa e tifosi, straordinari ancora una volta nello scorcio finale della passata stagione nel supportare e agevolare i giocatori, una volta abbandonati dalla nefasta gestione del “cantante stonato”) operare al meglio, per ritrovare innanzitutto quella semplice normalità, persa nel corso degli ultimi sei assurdi mesi, diciamo sportivi, oltre che messa ovviamente a dura prova dall’anno e mezzo di pandemia, e per iniziare assieme un percorso a piccoli passi serio, solido e trasparente. Se per Pasolini il calcio era l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, per noi, cresciuti a pane e Samb, questa non è semplicemente una squadra di calcio, bensì quasi antropomorficamente un membro di una grande famiglia e sarà veramente emozionante ritrovarsi presto tutti assieme sui gradoni del Riviera ad innalzare sempre più in alto il mai domo vessillo rossoblù.

Alessio Perotti


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