Bove dal bianconero al rossoblù: «La mentalità Juve resta. Dopo il diploma subito la Samb»


Torinese e Juventino. Classe 1998 cresciuto nelle giovanili della “Vecchia Signora” e, da agosto, un po’ anche sambenedettese. È il ritratto di Gabriele Bove. Ecco le parole del “Bambino” a GianlucaDiMarzio.com.

«Sono nato Juventino e col tempo lo sono diventato ancor di più. Pjanic è sicuramente un modello di gioco, come Modric. Io vedo, imparo e provo a emulare. Ricordo una rifinitura di Champions in cui ero tra Morata e Cuadrado… Che emozioni! Chi sembrava potesse sempre fare la giocata vincente erano Dybala e Pjanic. Higuain o Morata? Mi sono allenato con entrambi ma non saprei chi scegliere. Fanno impressione tutti e due. La partita che ho giocato l’anno dopo ero marcato da Khedira, quella era la prima di Dybala in bianconero».

La mentalità dei Pro, la Juve, te la inculca:

«Ti entra dentro, non la dimentichi. Esempio? L’approccio agli allenamenti, alle partite… Ho avuto la fortuna di capire cosa significhi, apprendere come si fa e mi sento un privilegiato. Chi non fa una vita sana, da calciatore, poi alla lunga lo paga. Con Grosso mi sono trovato benissimo: è un grande uomo e un grande allenatore che guarda soprattutto al collettivo. È molto bravo a tenere compatto il gruppo, farti sentire importante. Ho frequentato il Liceo scientifico della Juventus, per lo meno eravamo tutelati dal punto di vista degli orari. Mi sono diplomato il giorno prima di iniziare il ritiro con la Samb, non ho fatto vacanze quest’estate»

Dalle giovanili alla Serie C, un salto importante:

«E’ cambiato tutto, soprattutto i ritmi. Voglio migliorare. Devo impegnarmi, soprattutto col mancino»

Redazione

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