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Una sbrigativa soluzione anti-sportiva. Il punto di Alessio Perotti


Molte se ne sono dette, tante le proposte e altrettanto abbondante la confusione, anche in campo calcistico e nella “parrocchia” della Serie C, nell’affrontare una situazione mai capitata in passato e priva di normative federali (grave lacuna, visto che almeno un “comma” per sospensione dei campionati si sarebbe potuto inserire nello statuto). Col passare dei giorni (in questo mese si sarebbero dovuti disputare play off e play out) l’iniziale apparentemente irremovibile posizione del presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli sulla regolare conclusione del campionato si è man mano notevolmente affievolita, a differenza del presidente FIGC Gabriele Gravina, fino ad arrivare con il contributo delle società, di cui parecchie con l’acqua alla gola, alla proposta della chiusura stagionale definitiva con promozioni indicate a tavolino e addirittura nessuna retrocessione. E sì a tavolino, perché al di là dei punti di vantaggio finora acquisiti, il vecchio adagio calcistico sempre ripetuto dal primo degli allenatori all’ultimo degli addetti ai lavori recita: “finché non c’è la matematica, nulla si può dire”. Invece qua si vuole dire eccome, anche per chi è ancora molto lontano da questa matematica, inventandosi di sana pianta persino la quarta promozione. La soluzione emersa dall’ultima assemblea di Lega e inoltrata alla prossima assise federale è, diciamolo senza mezzi termini, anti-sportiva, semplicemente perché contravviene alle regole, che vogliono promozioni e retrocessioni sancite sul campo ed eventualmente rivedibili solo a seguito di frodi o inadempienze economiche. Come si fa a stabilire un promozione, quando manca ancora più della metà del girone di ritorno, quando alcune squadre magari si sarebbero giovate di un ciclo di gare favorevoli o avrebbero disputato un maggior numero di partite casalinghe o altre ancora avrebbero pianificato una preparazione per rendere meglio nella parte conclusiva del campionato? Anti-sportivo, punto e basta. Non stiamo qui a discutere se fosse il caso di riprendere a giocare a breve in Serie C; ci fidiamo di quanto espresso da medici sociali e società sull’impossibilità di mettere a punto un corretto protocollo sanitario in assenza di strutture e staff adeguati. E non vogliamo neanche gettare la croce addosso al solo Ghirelli, lasciato col cerino in mano dalla Federazione. Perché ci sarebbe voluto un coordinamento dall’alto per risolvere il rebus dei campionati e con questo intendiamo a partire da FIFA ed UEFA, senza dimenticare un CONI, piuttosto defilatosi in questo allucinante periodo. Sarebbe stato da stabilire un punto fermo, necessario per non cadere come successo nell’arbitrarietà e nel localismo (vedasi l’assegnazione anticipata del titolo al Paris Saint Germain in Francia), da far rispettare: ovvero che al termine della fase di sospensione tutti i campionati sarebbero stati da portare a termine, rinviando l’avvio della stagione successiva. Invece ogni Paese sta facendo a modo suo, ogni sport secondo le proprie ragioni. Ora potremmo capire la differenza tra discipline dovuta a diversi calendari e programmazioni, ma all’interno del mondo “pallonaro” almeno un orientamento comune si sarebbe potuto trovare e in parte si potrebbe ancora discernere. Una bella mano in tal senso la fornirebbe pure l’appuntamento insolitamente invernale per i mondiali del 2022 in Qatar. Quale occasione migliore per coordinare i campionati nazionali (a tutti i livelli) e le competizioni internazionali per dilazionare la chiusura di questa stagione sino a fine 2020 e programmare le prossime due sulla base dell’anno solare (con un’eventuale finestra nel 2021 per la disputa degli Europei)? Questo con il dovuto supporto a società e calciatori in presumibile difficoltà per sopperire al periodo di inattività con forme di sostegno alla continuità aziendale e al reddito. Invece, al di là delle esternazioni di Gravina, comunque focalizzato sulla serie A, quando invece un presidente federale dovrebbe avere uno sguardo più ampio e forse, al di là del peso finanziario, preoccuparsi più dello sterminato mondo dilettantistico veramente abbandonato a se stesso, il caposaldo della regolare chiusura dei tornei sembra essere stato accantonato. Si vuole finire qui, in fretta, senza pensarci su più di tanto, per poi fare o attendersi cosa? Difficile immaginare, anche se ora i club di Lega Pro appaiono unanimi, che non ci saranno ricorsi che potrebbero portare a non far partire per niente la prossima stagione. Scontato che ci saranno da gestire altri, anche più che in passato, fallimenti con codazzi di ripescaggi e di istanze in tribunale, con altre conseguenti lungaggini. Ma che crediamo che basti un colpo di spugna del genere per sbrogliare l’intricatissima matassa? Sarebbe, e ci auguriamo che l’imminente assemblea federale sia illuminata in tal senso, auspicabile portare avanti questa stagione, da quando sarà consentito riprendere, e nel frattempo ragionare in modo serio e tempestivo su riforme di largo respiro indispensabili per ricostruire e ridare credibilità e solidità alla struttura economica del nostro calcio, in particolare di una strangolata Serie C, che non regge più lo status professionistico e che così com’è non sta proprio più in piedi.

Alessio Perotti


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