Sammenedètte | Lu lupe mannare: misantropia e valenza magico-simbolica


Ogni comunità istituisce o sedimenta una serie di rituali rispondenti a una forte connotazione sociale e culturale. Sono molto note narrazioni leggendarie (perlopiù da una base veritiera da episodi accaduti realmente) riguardo al mutevole corso del mare inteso come elemento costitutivo dell’identità popolare a partire da “lu Sciò” fino alla barca di Caronte nella commemorazione dei defunti. Nella memoria collettiva sambenedettese inoltre è possibile rintracciare la “veste” indossata da “Lu lupe mannare”, un uomo emanante ululati “jò la marène” ovvero lungo la battigia nella lunga stagione invernale. Avendo sembianze animalesche incuteva timore ma non avrebbe mai intimato o attentato all’incolumità degli altri; è opportuno assegnare un’interpretazione di tale personaggio vivente nell’oscurità e nell’oscurantismo della vita sociale alla concezione allusiva che possa infrangere l’ostentata paura che veniva racchiusa nella celebre frase pronunciata da madri e nonne: “Attente cì, mò vè lu lupe mannare che te se pijè”. L’esistenza o meno del soggetto ha scaturito varie posizioni a riguardo, dalla completa indifferenza alla accorata presa di coscienza di un mondo mitico-rituale così poco difficile da screditare e rendere minoritario.

si ringrazia Francesco Casagrande


Fonte foto: https://www.comunesbt.it/museodelmare/Engine/RAServePG.php/P/25241MDM0316

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