Perché siamo tutti Luca Fanesi


La solidarietà è uno tra i sentimenti più nobili che si possano provare: quella capacità di immedesimarsi nell’altro, di compatirne i problemi e di provare a fare qualcosa per lui, distingue l’essere umano dagli animali; l’io, per una volta, viene messo in secondo piano rispetto ad un’altra personalità che, in determinati momenti e contesti, non può farcela da sola. La solidarietà è qualcosa di straordinario: senza saremmo delle bestie. Comprendere il senso più profondo di questa parola ci aiuta a capire perché attorno alla sfortunata figura di Luca Fanesi si sia creata una catena solidale di proporzioni enormi, che cresce con il passare dei giorni. Perché? Perché Luca Fanesi siamo un po’ tutti noi. Si può essere più o meno legati al mondo del calcio (e in genere dello sport): c’è il giocatore che con la sua vocazione è il “responsabile” dello stato d’animo di migliaia di persone, c’è il dirigente che prova ad unire il business alla soddisfazione di un popolo, c’è il giornalista che prova a raccontare lo spettacolo che tutti vorrebbero vedere, e ci sono i tifosi, motore instancabile di un macchina che spesso sembra fare di tutto per fermarsi da sola ma che nonostante questo va avanti. Tutti dal primo attaccante all’ultimo magazziniere, dal più grande presidente al più giovane dei tifosi sono spinti da una cosa: la passione, quel fuoco che arde nel cuore del giocatore che sta per battere un rigore e sente mancarsi il respiro, del dirigente con la “strizza” al momento di chiudere una trattativa, del giornalista col groppo in gola al momento di commentare una giocata e del tifoso che si innamora di un qualcosa che tanti non potranno mai capire. Due settimane fa, come ogni domenica, è stata soltanto la passione a portare Luca Fanesi ad intraprendere un viaggio di 10 ore tra andata e ritorno per vedere una partita di calcio, per stare con i compagni di ogni domenica, per gioire per un gol. A Vicenza, invece, un pomeriggio di divertimento (perché in fondo lo sport è questo) si è trasformato in un dramma. Perché? La domanda che si pongono tutti, non solo chi conosce Luca, è semplice e merita tutto il rispetto del mondo: «Perché Luca si trova da due settimane ricoverato in un ospedale a 500km da casa?». Nessuno ha ancora saputo dare delle risposte alla sua famiglia, ai suoi amici. Ecco perché è scattato quel sentimento grandioso che è la solidarietà: un sentimento che non conosce colori e confini. Perché non si può rischiare di morire per passione, perché tutti noi siamo Luca Fanesi.

Daniele Bollettini

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