L’altro Manfrin, il più bello. Ci manchi Principe. Simonato: «Era innamorato del calcio»

A San Benedetto Tiziano Manfrin ha lasciato il segno non soltanto nelle vesti da giocatore. Vi spieghiamo perché.

Tanti giovani sambenedettesi, come chi vi scrive, non hanno avuto modo di conoscere il primo Tiziano Manfrin: quello che ha deliziato i tifosi della Samb con le sue giocate sui terreni di Ballarin e Riviera delle Palme, il Principe. Ma al calcio e a San Benedetto Tiziano ha dato tutto se stesso, non solo attraverso la sua carriera da giocatore.

Da allenatore, in compagnia di un’altra icona rossoblù come Maurizio Simonato, ha cresciuto tanti calciatori, tanti uomini che mai potranno dimenticare i suoi insegnamenti, non solo sportivi. Ai bambini, con il suo fare pacato e sereno, Manfrin parlava di rispetto prima ancora che di stop e di tiri: «È stata la prima cosa che abbiamo insegnato, sempre – ricorda Simonato -. Rispetto per tutti: i compagni di squadra, gli allenatori e gli arbitri. Le qualità tecniche vengono sempre dopo quelle umane».

Non sono stati compagni di squadra, ma il rapporto che c’era tra Simonato è stato particolarmente forte: «Essendo entrambi veneti, quando ci incrociavamo ci chiamavamo vecio a vicenda, soltanto a ricordare certe scene vengono i brividi». Ma anche il legame col calcio, per Manfrin, è stato profondo, totale: «Tiziano era un vulcano, aveva grande entusiasmo, era innamorato del calcio: il rapporto coi bambini, lo studio delle tattiche a cui teneva molto, il pallone era il suo pane quotidiano». Se poi si chiede a Simonato qual è la prima immagine del Principe che gli torna in mente ecco che torna fuori l’altro Tiziano, quello dalle straordinarie qualità umane oltre che calcistiche: «Me lo immagino in bicicletta per le vie del centro insieme a Virginia, loro due vivevano in simbiosi». Ci manchi Tiziano, ci manchi mister, ci manchi Principe.

Daniele Bollettini

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