Gravina: «Serie B a 22 squadre e seconde squadre, ecco come la penso»


Utopistico, grottesco, strano. Sono tre degli aggettivi spesso abbinati a questo campionato di Serie C che ormai, da troppo tempo, chiede disperato una severa riforma e l’applicazione di norme più stringenti per tutelare le società che non commettono illeciti a fronte di qualche, termine che va tanto di moda nell’Italia degli ultimi tempi, furbetto. E pensare che fino a qualche anno fa si parlava di equilibrio e spettacolarità del calcio delle province.


Raggiunto dai microfoni dei colleghi di TuttoC il presidente della FIGC, ed ex di Lega Pro Gabriele Gravina, ha dato il suo parere sia sulle promozioni (perchè a febbraio 2019 si gioca senza ancora sapere con certezza in quante saranno promosse e in quante retrocesse) e sul progetto “Squadre B”, ad oggi avallato dalla sola Juventus e, almeno in questo esordio, fallimentare.


«Ho sempre sostenuto – spiega Gravina – che solo attraverso il dialogo e la condivisione si possono concretizzare quelle riforme di cui il calcio italiano ha bisogno. Lo stesso vale per il format della Serie B, che le norme vigenti prevedono a 22 squadre (la delibera del Commissario dello scorso agosto è valida solo per la stagione corrente, ndr), a meno che non si arrivi ad un accordo politico per portarlo a 20 già dalla prossima stagione. Qualora ci fosse questa disponibilità, mi farò promotore di un’ulteriore proposta sull’argomento. Per quanto riguarda le squadre B, io, sono sempre stato un sostenitore, ma non di quello entrato in vigore la scorsa estate. Quando, per primo, l’ho presentato, ho subito chiarito che serve ad esaltare la funzione di crescita dei giovani nel campionato di Serie C. Deve essere una riforma di sistema e, una volta terminati i lavori del tavolo sulla riforma dei campionati, mi farò promotore della sua attuazione».

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