Lo si aspettava già dalla tarda serata di sabato, invece, è arrivato a distanza di circa 48 ore. L’esonero (nella terminologia del calcio moderno parafrasato nel “sollevare dall’incarico”) di Roberto Boscaglia come allenatore della prima squadra della Samb è giunto lunedì sera, seguito – poco fa – dal ritorno in sella di Filippo D’Alesio.
Dopo un weekend segnato non solo dalla quinta sconfitta in sette partite e dal solitario ultimo posto in classifica nel girone B di Serie C in virtù della vittoria della Vis Pesaro (grazie, guarda un po’, anche all’ex rossoblù Konaté), l’allontanamento del tecnico siciliano è maturato dopo la prima – tumultuosa – seduta di allenamento della settimana, che lo ha visto rispondere a tono ad una ventina di tifosi presenti al Ciarrocchi. Episodio, questo, che è stato probabilmente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, che in realtà era già “più che pieno” di motivazioni tecniche arrivate in queste prime settimane di campionato. La società, chiusasi in un silenzio che ha fatto tanto rumore quanto gli striscioni e i cori dei tifosi ormai chiaramente contrari a Boscaglia, nello sfogliare i petali della margherita dei papabili sostituti ha optato per il ritorno a D’Alesio, già sotto contratto dalla scorsa stagione.
In un momento come questo, però, la priorità è rimettere assieme i cocci di una squadra che era stata costruita per avere qualche ambizione in più rispetto alla salvezza all’ultimo secondo dell’ultima giornata della scorsa stagione e che invece si ritrova ad essere fanalino di coda. Si dovranno riordinare anzitutto alcune questioni tecniche e tattiche, a partire da un 3-5-2 che non sembra essere il modulo adeguato per tanti giocatori (specie della linea difensiva) e naturalmente questioni caratteriali, come testimoniato dal primato nazionale di cartellini collezionato in questo inizio di stagione. Una squadra da ricostruire, così come è da ricostruire parte di quell’entusiasmo che – pur indefesso come testimoniano i 5.000 tifosi presenti anche sabato sera (senza considerare gli ospiti) – è stato in parte minato sia da un andamento indecente sul piano dei risultati sia da atteggiamenti e dichiarazioni da parte di Boscaglia nelle conferenze che hanno preceduto e seguito le numerose disfatte.
E proprio per questo ultimo aspetto – quello del comunicare – è bene coinvolgere a pieno titolo la società, intesa sia come dirigenza sia come tecnico (che non è rappresentato soltanto dall’allenatore, ma anche da un direttore sportivo ad esempio). In un momento del genere i motivi per prendere la parola non mancherebbero: per assumersi la responsabilità di un inizio di stagione raccapricciante, per provare almeno in parte a “schermare” la squadra alleggerendola da alcune – inevitabili – pressioni, per ribadire qual è il progetto che si intende perseguire (anche dopo la scelta di D’Alesio), a costo di rischiare di essere ripetitivi, ma con l’obiettivo di tranquillizzare un ambiente che non può che essere preoccupato. Riordinare (magari valutando anche l’inserimento di una figura d’esperienza a livello dirigenziale, non in luogo ma a supporto di chi è già presente per evitare il ripetersi di impasse come quelli che ci siamo trovati a vivere in queste settimane), ricostruire e comunicare: se si ripartirà da questi aspetti le cose non potranno che andare meglio per la nostra amata Samb.
Daniele Bollettini






















