L’eredità di Chimenti e la tragedia del Ballarin, parla Santo Perrotta


Nella rubrica parola di ex abbiamo intervistato l’ex attaccante rossoblù: “venni acquistato per ben 95milioni e all’inizio ci fu un po’ di scetticismo nei miei confronti”…

Santo, partiamo dall’inizio. Parlaci del tuo arrivo in Riviera nell’estate del 1980.

Arrivai a San Benedetto il 24 luglio assieme a Ranieri. Nell’anno precedente ero stato tra i protagonisti della promozione del Cosenza, la squadra della mia città, segnando anche il gol della promozione. Inizialmente ci fu un po’ di scetticismo da parte della tifoseria, visto che venni acquistato per ben 95milioni; inoltre, farsi carico dell’eredità di un simbolo come Chimenti non era affatto facile.

Nonostante ciò sei riuscito comunque a farti apprezzare dalla piazza sambenedettese.

Nei primi periodi fondamentali sono stati consigli impartiti dal grande Piero Pucci, uno dei giustizieri dell’Ascoli nei derby di quegli anni: penso che insieme a Chimenti, Simonato e Ripa sia stato uno dei più forti di sempre. Il gol di testa nella prima amichevole con il Pescara (era il 13 agosto) fece il resto: vincemmo uno a zero di lì in poi seppi farmi apprezzare dal pubblico.

Poi, nel corso della stagione, è arrivata quella che per la Samb è stata l’ultima promozione in Serie B. Quali i tuoi ricordi?

Ricordi fantastici, indelebili. In quel girone B di C1 Cavese e Campobasso erano squadre fortissime, come lo eravamo anche noi. Mister Sonetti fu molto bravo a colmare nel corso della stagione qualche mancanza: penso, ad esempio, all’arrivo di Caccia. Inoltre c’era grande coesione tra squadra, società, pubblico e l’intera città: tutto questo ci ha aiutato a raggiungere il salto di categoria.

Una fantastica stagione drammaticamente rovinata nel momento più bello.

L’incendio del 7 giugno 1981 nella Curva Sud del Ballarin è qualcosa che tutti noi non potremo mai dimenticare. La domenica del match con il Matera doveva essere soltanto quella della festa, invece, si è tramutata in un giorno di morte. Vedere, in quei momenti, la gente disperata che cercava di entrare in campo per sfuggire alle fiamme è stato qualcosa di tremendo, bruttissimo. Anche per noi in mezzo al campo sono stati attimi di vera paura. Per questo il ricordo di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri sarà sempre con noi.

Dovessi descrivere Santo Perrotta ai più giovani che non l’hanno visto giocare?

Sono stato un attaccante piuttosto atipico per il tipo di calcio che si giocava negli anni ’80. Ero piuttosto basso, ma nonostante ciò la mia dote naturale era il colpo di testa: così segnai diversi gol anche a San Benedetto. Ai tifosi, poi, piacevo molto perché mi davo molto da fare con il pressing: cosa che quasi nessun centravanti faceva in quei periodi, anche perché poco fruttuosa. Avessi giocato in un calcio come quello moderno, penso che mi sarei potuto togliere anche qualche soddisfazione in più.

Daniele Bollettini

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