Due tragedie, un’unica data: domenica 7 giugno


Trentaquattro anni fa il dramma del Ballarin: una disgrazia annunciata. Nel 2009 su quel ramo del lago di Como la Samb gioca la sua ultima partita tra i profesionisti, nei playb out con il Lecco…

7 Giugno e il libro della memoria rossoblu si apre su due pagine scolpite più che scritte nel cuore di tutti. 34 anni sono trascorsi dal rogo del Ballarin, ma le ferite oltreché essere tuttora tangibili negli ustionati di allora sono ancora aperte nell'anima degli sportivi sambenedettesi. Una tragedia quasi annunciata, perché con i miei stessi occhi vidi nel corso dei preparativi del mattino i quintali di carta, che ricoprivano la Curva Sud e che nel pomeriggio avrebbero presero fuoco poco dopo l'ingresso delle squadre in campo tra bengala e fumogeni, scatenando l'inferno. Zenga, che per primo si accorge del dramma, Speggiorin, che a pochi metri da me vomita in campo rappresentano le reazioni di calciatori pronti assieme ai tifosi a festeggiare una meritata promozione dopo un durissimo testa a testa con Cavese e Campobasso e ritrovatisi invece in una lugubre atmosfera. Solo quando giunse la notizia del pari tra Rende e Campobasso, che permetteva alla Samb di tagliare il traguardo dell'immediato ritorno in B anche con un nulla di fatto, come poi in effetti avvenne, il Ballarin ebbe un fremito di gioia, prima di tornare nel silenzio. Ogni volta che al cimitero passo davanti alla tomba di Maria Teresa Napoleoni ripiombo in quei terribili momenti: la sua angelica freschezza arsa dall'infernale calore è un ossimoro, il cui perché rimarrà per sempre sospeso nel cielo sambenedettese. Da una tragedia umana ad un'altra, per fortuna verrebbe da dire, solo sportiva: dalla promozione tra i cadetti del 1981 alla scomparsa dal calcio professionistico del 2009. 24 ore dopo l'eclissi della società rossoblu con l'arresto dei fratelli Tormenti per reati fiscali, la squadra affidata al vecchio leone di Rumignani capitolava nei play-out, nonostante l'apporto di 1500 tifosi giunti dalla Riviera, su quel ramo del lago di Como. Come 15 anni prima sul neutro di Caserta contro la Juve Stabia il legno timbrato da Di Giannatale fu subito seguito dal colpo del ko inferto proprio dal nostro concittadino Lunerti, così a Lecco al palo di Morini successe la sgroppata vincente di Carrara. Sequenze simili, che portarono in entrambi i casi nel corso della successiva estate alla cancellazione della Samb dai professionisti. Trait d'union tra i due 7 Giugno è l'immagine, che mi porterò sempre dentro, della curva alla mia destra: la voragine che si aprì al Ballarin per sfuggire alle fiamme, la curva impietrita e silente per lunghi minuti a fine gara al Rigamonti-Ceppi. Da quel giorno, nonostante tre promozioni e due play-off in sei anni, la Samb non ha più messo piede tra i "pro", ma il tifo sambenedettese è una sorta di highlander mai domo, se non altro per nobilitare la memoria di chi ha dato la vita per la causa rossoblu. Il 7 Giugno ritorna e pure di domenica, ma stavolta non si gioca, si ricorda e basta.

Alessio Perotti

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