Caro Abodi, ecco mille motivi per cui potevi risparmiatelo


Con la solidarietà San Benedetto ha lasciato parlare i fatti: il PalaSpeca trasformato in magazzino, gli sfollati negli hotel, la scuola per i ragazzi di Arquata: il presidente di Lega B poteva utilizzare parole diverse…

Del Duca, Riviera delle Palme, Adriatico e poi di nuovo Del Duca, ma a porte chiuse. In Umbria c’è chi lo ha chiamato “teatro dell’orrore”, ma il caos tra passi avanti e marce indietro riguardante la sede del match Ascoli Picchio-Perugia non è forse l’unico fattore a destare stupore in questa vicenda.

«Si è persa una grande opportunità per applicare nelle scelte quella umanità che predichiamo molto spesso a parole nei confronti delle comunità in difficoltà. La solidarietà va dimostrata con i fatti e implica anche la rinuncia a qualcosa». «Restare prigionieri delle rivalità è un segno di grande debolezza. I cittadini si aspettano dalle classi dirigenti dei comportamenti che contribuiscano a farci andare avanti e che non ci tengano prigionieri del passato». Queste sono alcune delle dichiarazioni del presidente di Lega B, Andrea Abodi, riportate dall’Ansa. Frasi forti per manifestare la propria vicinanza ad una comunità colpita dal terremoto, una presa di posizione decisa da parte del numero uno del calcio cadetto. Prima di pronunciare certe parole, però, forse sarebbe stato opportuno informarsi meglio riguardo le comunità alle quali sono rivolte: quella sambenedettese e quella pescarese; ci limitiamo a riportare ciò che riguarda San Benedetto, i suoi cittadini, la sua classe dirigente, e già che ci siamo anche la sua squadra di calcio.

«Si è persa una grande opportunità per applicare nelle scelte quella umanità che predichiamo molto spesso a parole nei confronti delle comunità in difficoltà. La solidarietà va dimostrata con i fatti» ha detto Abodi.

La città di San Benedetto del Tronto si è da subito messa in prima linea per sostenere le popolazioni colpite in maniera più profonda dal terremoto. E lo ha fatto con atti concreti, a partire dalle prime ore che hanno seguito il sisma del 24 agosto. Il Palazzetto dello Sport Bernardo Speca si è trasformato per diversi giorni in un enorme magazzino, dove chiunque ha portato beni di prima necessità destinati agli sfollati. Poche parole, tanti fatti. Finito il tempo delle tende l’impegno dei sambenedettesi è anche aumentato: più di mille sfollati sono stati ospitati nelle strutture alberghiere della Riviera delle Palme (dove pure la Samb si è recata per mostrare la propria vicinanza), mentre è stata riaperta un’ex sede scolastica per garantire continuità didattica ad un’ottantina di studenti di Arquata del Tronto. Insomma, quello di San Benedetto del Tronto, almeno fino ad ora, non si può certo definire un impegno estemporaneo, circoscritto o di facciata.

«Restare prigionieri delle rivalità è un segno di grande debolezza. I cittadini si aspettano dalle classi dirigenti dei comportamenti che contribuiscano a farci andare avanti e che non ci tengano prigionieri del passato».

Ancora un messaggio forte, quello di Abodi, indirettamente rivolto alle istituzioni di San Benedetto e Pescara che, non dando la disponibilità degli impianti comunali, hanno lasciato l’Ascoli Picchio “in mezzo alla strada” prima dell’ordinanza del sindaco Castelli con cui si è disposta una deroga per il Del Duca, seppur a porte chiuse per i tifosi. Anche in questo caso, però, occorre forse un’analisi un po’ più approfondita (nemmeno troppo a dir la verità) delle realtà chiamate in causa. Essendo ben note le rivalità che ci sono tra le tifoserie di Samb, Ascoli e Pescara, non sono comprensibili le preoccupazioni di quegli amministratori che si sono impensieriti per la sicurezza e l’ordine pubblico delle loro città? Sarebbero state sufficienti circa 48 ore per mettere in moto una macchina organizzativa che non si sarebbe potuta permettere il minimo margine di errore?

Eppure è necessario porsi un’altra domanda: come è possibile che un problema di natura primaria come la sede di gioco sia esploso all’antivigilia del partita stessa? Dopo la scossa di terremoto del 30 ottobre nell’impianto di Ascoli si sono rese necessarie delle verifiche per certificare l’agibilità e la partita del 5 novembre con l’Entella è stata rinviata. Possibile che, con due settimane di tempo, il bubbone stadio sia scoppiato soltanto a poche ore da Ascoli-Perugia? Probabilmente l’attenzione di tutti (Lega B compresa) doveva essere più forte verso le classi dirigenti che in questo lasso di tempo non sono riuscite a trovare una soluzione, piuttosto che aspettare l’ultimo momento per passare la patata bollente a San Benedetto o Pescara. Ecco perché Andrea Abodi, forse, si sarebbe potuto risparmiare toni del genere verso comunità che in tema di solidarietà hanno lasciato parlare i fatti. Ognuno di quei mille sfollati ospitati a San Benedetto rappresenta un motivo per cui il presidente di Lega B avrebbe potuto utilizzare parole diverse.

Daniele Bollettini

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