SAMB, MARGARITA PROMOSSO IN PRIMA SQUADRA: CONTRATTO DI DUE ANNI
Già il suo annuncio era arrivato, tipo uno scherzo di carnevale, proprio di martedì grasso, quel 17 febbraio, in cui si materializzò il ribaltone della disperazione in casa Samb, a seguito dei “siluramenti” di mister Mancinelli, disarcionato dopo appena una settimana (e due sconfitte in due partite), e di colui che appariva come una sorta di “plenipotenziario”, quale il “diesse” De Angelis. Quando poi patron Vittorio Massi auspicò che l’appena arruolato mister rossoblù, Roberto Rocco Boscaglia, rivestisse il ruolo di un “apprendista stregone” capace di spezzare quella specie di sortilegio calato su San Benedetto, allora sembrava di essere finiti direttamente nel mondo di Fantasia.
E invece una volta tanto, davvero mirabilmente, la fiction alla fine è veramente diventata realtà con quel doppio colpo di bacchetta magica, con cui nelle battute conclusive il brutto anatroccolo rossoblù si è trasformato nello splendido cigno capace di nuotare ancora serenamente nello stagno della Serie C, d’acchito diventato da melmoso a placido. Ha ripetuto il trainer siciliano il “coup de théâtre”, inscenato due anni fa ad Ancona, dove era giunto in condizioni ancora più critiche a cinque partite dal termine, centrando quei quattro risultati utili (2 vittorie e 2 pareggi), che avevano condotto i dorici, almeno sul campo, ad un’insperata salvezza diretta. E qui con grande lucidità, pragmatismo, ed anche, tanto per restare in tema da “incantesimo”, alchimie tattiche, nonostante l’ulteriore zampata delle avversità, che lo hanno colpito pure sul piano personale con l’improvvisa perdita del padre, Boscaglia ha incastrato, quasi come mattoncini della Lego, quei punticini, rivelatisi alla resa dei conti preziosissimi per raggiungere un obiettivo, in cui lui peraltro aveva sempre creduto.
D’altronde quando si presentò per il primo allenamento, chiedendo ai tifosi giunti al Ciarrocchi di aiutare la squadra, di compattarsi e di divenire così una sorta di famiglia, non indulgendo però a richieste di foto ed autografi, perché era lì per lavorare e non per fare passerella, si era già capito di che pasta fosse fatto il tecnico di Gela e non ci voleva certo un algoritmo di AI per “taggarlo” come la persona giusta al posto giusto, giunta nel momento giusto. Sembravano risuonare nelle orecchie le parole dello storico allenatore del Liverpool, Bill Shankly, quando sosteneva che per far bene nel calcio occorre una “triplice alleanza”, ossia un patto ferreo che unisse tecnico, squadra e tifosi. E questo è successo a San Benedetto nell’arco delle sue 10 partite (3 successi, 4 pareggi e 3 sconfitte, ovvero una media punti che, spalmata sull’arco del campionato, avrebbe proiettato la Samb in zona play off), quando si è deposta l’ascia di guerra verso una stagione assai deludente e ben al di sotto delle aspettative, per stringersi tutti assieme nella volata verso quel traguardo finale, sì rocambolescamente raggiunto con quei due successi nel “final countdown”, vietati ai deboli di cuore, ma anche ostinatamente e testardamente cercato e voluto da tutto l’ambiente.
Con dialogo e disponibilità, ma anche fermezza e decisione, da esperto trainer (e aggiungeremmo da saggio psicologo) ha saputo infondere fiducia e convinzione nei propri mezzi ai suoi uomini, dai quali quasi con l’abilità della “maieutica socratica” ha tratto fuori quella personalità e quel coraggio, che aveva richiesto loro appena insediatosi in panchina. Ed ora Boscaglia vuole continuare ad ammaliare San Benedetto, di cui si sente pienamente parte, e San Benedetto vuole proseguire ad essere ammaliata da lui, che necessariamente dovrà essere la pietra angolare, su cui poggiare la prossima stagione, in cui ci sarà da dimostrare di non essere “turisti per caso” in Serie C, ma finalmente, dopo il “noviziato” di quest’anno, assolutamente preparati ad affrontare questa categoria, d’altronde la minima che una piazza come San Benedetto merita.
Alessio Perotti
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