FOCUS – Logiche societarie non sempre condivisibili, ma spesso necessarie

Ha tenuto banco nel post-partita della prima uscita stagionale della Samb, l’amichevole al Riviera, di fronte ad un pubblico già in “modalità” campionato (quasi 4000 spettatori), terminata con la “manita” dell’Avellino, la questione relativa ad Umberto Eusepi, ulteriormente lievitata dopo lo striscione polemico esposto fuori lo stadio da una parte della tifoseria.

Da quando è stata resa nota l’esclusione dalla rosa 2026/27 del capitano, nonché marcatore principe, delle ultime due stagioni, si è fatto un gran parlare della vicenda tra tifosi e addetti ai lavori, divisi tra favorevoli e contrari alla scelta societaria. E qui veniamo al punto, perché di vicende di aut-aut o di riconoscenze dall’esito alterno la storia pallonara ne è piena. Storica la diatriba con cui Arrigo Sacchi mise alle strette Berlusconi per scegliere tra lui e Van Basten, poco incline a seguire pedissequamente i dettami tattici dell’allenatore di Fusignano, e il Berlusca preferì (e giustamente col senno del poi) il “Cigno di Utrecht”, mettendo quindi in secondo piano l’epocale svolta sacchiana.

Oppure la riconoscenza, poi non suffragata dai risultati del campo, di Bearzot verso gli alfieri del Mundial ‘82, convocati anche se a fine carriera per il Mondiale del 1986 in Messico, a scapito di altri sulla cresta dell’onda (come il capocannoniere della Serie A appena conclusa Pruzzo). Infine, in tempi più recenti, un paio di anni fa, destò clamore la serie di epurazioni in casa juventina (tra cui quella di Federico Chiesa) stilata da Thiago Motta e avallata dalla società bianconera. Così è stato per la dirigenza nostrana, posta di fronte ad un bivio tra scelta tecnica ed umana, infine indotta a timbrare l’orientamento di uno staff tecnico, a cui il contratto era stato appena prolungato fino al 2028.

Il calcio non è buonista e la sua conduzione non può nemmeno essere democratica: il “volemose bene” e le scelte dettate dall’emotività purtroppo spesso si sono rivelate controproducenti, calcisticamente parlando, finendo addirittura per danneggiare proprio chi avrebbe dovuto essere tutelato. Se infatti ci si riflette un attimo, chi esce veramente vincitore da questa faccenda è proprio Umberto Eusepi, che, anziché fungere da quarto o quinto attaccante per la prossima stagione, venendo impiegato “alla Altafini”, come consigliava Italo Allodi, lascia invece la Samb all’apice dopo essere stato protagonista assoluto sia di un’avvincente promozione che di una sudatissima salvezza.

Un conto è la riconoscenza umana che ad Eusepi l’intera comunità sambenedettese, che lo ha già adottato come suo figlio, giustamente tributerà per sempre, un altro è quello delle decisioni tecniche e dirigenziali, assunte anche per disegni tattici, per prospettiva futura, per equilibri di spogliatoio o per favorire l’arrivo di calciatori ritenuti più funzionali alla causa. Decisioni che possono bisticciare col cuore o rivelarsi controcorrente, ma che razionalmente mirano a creare le condizioni giuste per raccogliere i risultati sperati e che spesso sono dolorosamente necessarie.

Alessio Perotti

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