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Umberto Eusepi, o capitano mio capitano

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Quando Umberto Eusepi ha preso in mano il pallone, baciandolo e depositandolo sul dischetto dopo poco più di un quarto d’ora della fondamentale penultima giornata, al Riviera contro il già retrocesso Pontedera, due flash mi sono balenati in mente. Il primo, datato, risale all’11 giugno 1989, anche allora penultima giornata alla ricerca di una disperata salvezza, ma in Serie B – l’ultima annata cadetta disputata dalla Samb –, anche allora al Riviera, quando contro un già salvo Licata l’errore dagli undici metri di Franco Ermini fu fatale per i nostri colori. Il secondo, più recente, risale all’inizio della passata stagione di Serie D (terza giornata), quando, sotto di un gol nella pessima partita disputata a Notaresco, proprio al novantesimo come una manna piovve dal cielo un provvidenziale penalty e senza esitazione sul pallone si portò Eusepi, siglando un non certo meritato 1-1, a partire dal quale però la Samb cambiò decisamente marcia, divenendo un rullo compressore.

In due anni a San Benedetto con la fascia di capitano al braccio non ha mai derogato alle sue responsabilità Umberto Eusepi e così ha fatto anche nella vitale sfida col Pontedera, infilando quel pallone che ha dato il là allo sprint rossoblù verso una salvezza diretta, in cui solo lui e pochi altri credevano veramente. Ha così festeggiato al meglio il traguardo delle 500 presenze tra i professionisti, dai quali solo per giocare con la Samb era stato disposto a scendere nel 2024, togliendosi ulteriori soddisfazioni in una carriera che tante gliene aveva già regalate: 15 reti in Serie D, 9 in campionato in Serie C più 1 in Coppa, con le 2 realizzazioni più spettacolari (entrambe in casa, contro Pineto ed Arezzo) annullate per fuorigioco infinitesimali. In più, mentre in Serie D si era dovuto fermare per un infortunio al polso (e quanto si era sentita la sua assenza), quest’anno in Serie C è stato l’unico calciatore rossoblù a non saltare neanche una partita, quando a 37 anni non ci sarebbe stato certamente da gridare allo scandalo in caso di impiego part-time, alla Altafini per intenderci. Certo che non ci è rimasto bene, quando proprio in occasione dei due derby disputati al Riviera lui, che la scorsa estate ci aveva confidato di essere già proiettato al 26 ottobre, data della sfida d’andata al Del Duca, tanto per far capire quanto ci tenesse, è stato schiaffato in panchina, subentrando solo nel corso della ripresa.

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E tornando al match col Pontedera è stato bello vederlo correre ad abbracciare il figlio, presente a bordo campo come raccattapalle, subito dopo aver trasformato il rigore dell’1-0 in un quadretto familiare, che si estende dalla sfera privata a quella di tutto l’ambiente rossoblù, di cui Eusepi è fiero di far parte e di rappresentare, ricalcando le orme degli storici capitani della nostra storia. O capitano mio capitano si recitava, saltando sui banchi di scuola nell’“Attimo fuggente”, ma l’attimo vissuto in realtà si è esteso a tutto quest’ultimo campionato, in cui, ancor più che nella precedente stagione, Eusepi è stato presenza costante ed imprescindibile, risultando l’unico vero leader in squadra e dando l’anima, sia in campo che al di fuori, per quei due colori, di cui si è innamorato, citando Achille Lauro, “perdutamente”. Un sincero grazie, o capitano mio capitano, te lo meriti proprio.

Alessio Perotti

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