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Teresa, moglie di Luca: «Grazie a tutti per la solidarietà. Vogliamo la verità»

«Dalla sera che Luca è stato ricoverato in ospedale i tifosi vicentini si sono preoccupati delle sue condizioni. Mi hanno prenotato e pagato una stanza d’albergo poi l’affitto di una casa. Si preoccupano di non farmi mancare nulla e mi accompagnano ovunque abbia bisogno di andare. Sono in ospedale ogni sera. Quando staccano da lavoro sono vicini a me e Luca, fuori dalla stanza, pronti ad aspettarmi per accompagnarmi a casa. Sono i miei angeli. Mi danno un supporto materiale e logistico, ma prima di tutto vicinanza, affetto e sostegno. Anche quando i medici erano pessimisti mi sono stati accanto per incoraggiarmi. Non me lo sarei mai aspettato».

Un gesto non banale, come spiega tra le colonne del Corriere del Veneto:

«Loro mi hanno spiegato che gli ultras hanno un codice: durante le partite possono esserci diverbi con tra tifoserie, ma quando succedono cose del genere non possono rimanere indifferenti».

Gesti di solidarietà importanti da molte parti d’Italia e vicinanza da molte tifoserie d’Europa.

«A San Benedetto hanno aperto un conto per Luca per pagare cure e spese legali. Sono arrivati soldi anche dalla Germania».

Le condizioni di Luca sembrano migliorare lentamente, di giorno in giorno.

«Sta meglio e inizia a parlare anche se confonde le parole. Tra un po’ sarà spostato nel reparto riabilitazione per riprendere il tono muscolare. Ricorda perfettamente il finale della partita, ma ha un vuoto sul seguito. È convinto di essere tornato a casa».

C’è voglia, però, di fare chiarezza sulla vicenda:

«Conosco mio marito e non credo che sia finito contro una cancellata. Anche per questo voglio che l’inchiesta arrivi a stabilire la verità. Non è possibile che una persona sia ridotta così. mio marito è alto e piazzato, fosse stato un altro sarebbe morto. La corporatura e l’abbigliamento dell’uomo nel video consegnato alla procura sono i suoi. Ha alzato le mani per mostrare che non aveva nulla con se. So che cosa ha pensato in quel momento: ai nostri figli».

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