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Samb, lo sfogo di Massi e un futuro da costruire (ancora) insieme. FOCUS

Siamo abituati ai fuochi d’artificio per la Festa della Marina, ma ieri – proprio al culmine della festa del patrono San Benedetto Martire – i “botti” che sono arrivati sono stati altri: quelli contenuti nella lettera aperta del presidente della Samb Vittorio Massi. Una lettera che deve essere interpretata prima di tutto come uno sfogo, che arriva – come da lui scritto proprio nelle primissime righe – in momento di evidente “difficoltà sportiva”.

Partendo da qui, però, il massimo dirigente rossoblù ha riavvolto il nastro della sua recente esperienza dirigenziale: dagli ultimi anni col Porto d’Ascoli fino alla rinascita della Samb. L’ennesima rinascita, di cui non si può che dare pieno merito ad una famiglia, quella di Vittorio e Fausto Massi, che si è messa in gioco direttamente “sacrificando” una pur lodevole realtà cittadina come il Porto d’Ascoli, dalle cui radici (a partire dal titolo sportivo) si è partiti per prima di tutto mantenere la categoria di una Serie D in cui nell’ultimo anno della gestione Renzi si era addirittura rimasti con grandissime difficoltà, sfiorando i play out.

Da quel modello si è riparti: una non faraonica ma solida (e seria) base locale per impedire che il calcio a San Benedetto sprofondasse ancora di più di quanto non lo avesse già fatto nel periodo più recente. E quel modello è stato sposato in pieno dalla città, che ha risposto con un appoggio importante sia in termini di sponsor sia – soprattutto – in termini di “sostegno popolare” come testimoniato dal record di abbonamenti fatto registrare per tre anni consecutivi (anche se l’anno scorso, così come quest’anno il numero definitivo degli abbonati non è mai stato comunicato dalla società, sic).

Come può succedere in una realtà come San Benedetto e anche ad un presidente appassionato e caloroso come Massi non sono mancati momenti difficili: da quelli dentro al campo (come i risultati a dir poco negativi nelle partite casalinghe degli ultimi due anni e la salvezza in Serie C raggiunta in extremis nell’ultima stagione) a quelli fuori dal terreno di gioco, dove è stata spesso dominante la non facile interlocuzione con le amministrazioni comunali (non era questo l’obiettivo principale di Roberto Ricci, insediatosi come direttore generale due anni fa e ora non più presente nell’organigramma, anche se spesso seduto assieme ai massimi dirigenti al Riviera?) che si sono succedute: dall’amministrazione Spazzafumo alla più recente del sindaco Mozzoni, che pure poche settimane fa si è impegnato in prima persona per veicolare il confronto con l’imprenditoria locale voluto proprio da Massi per garantire sostenibilità e futuro al progetto Samb.

Un progetto che, in mezzo a tante difficoltà e con grandi sacrifici finanziari e familiari, Vittorio Massi e suo fratello Fausto hanno portato avanti in questi 3 anni, sottolineando più volte però come al loro fianco (o al loro posto) sarebbe prima o poi dovuto arrivare qualcuno, meglio se in gran numero e con un forte imprinting locale per garantire i positivi aspetti citati sopra. Certo, così come è doveroso rimarcare i grandi pregi della Samb targata Massi, è anche doveroso rimarcare che ci sono diversi aspetti su cui in questi anni si sarebbe potuto sicuramente fare meglio (e non per forza con improbabili esborsi economici): dalla comunicazione, a volte improvvisata e vulcanica (la lettera di ieri ne è solo l’ultimo esempio), alla struttura di una società in cui sarebbe forse opportuno affiancare – alla solida ed affezionata base attuale – almeno una figura di grande esperienza calcistica in ruoli chiave come quello di un direttore generale.

A Vittorio e Fausto Massi la Samb – e di conseguenza San Benedetto – non possono che continuare a dire grazie per ciò che è stato fatto in questi anni. Che i “botti” della festa del Patrono contenuti nella lettera aperta del presidente servano a tutte le parti in gioco per fare delle serie e costruttive riflessioni sul futuro dei colori rossoblù, magari anche attraverso nuovi assetti societari che permettano la futuribilità del progetto e in cui la stessa famiglia Massi potrebbe continuare a giocare un ruolo importante, anche se non per forza di primo piano. Il tutto senza dimenticare che, come è sempre stato anche nei momenti difficili (e ne non sono mancati) degli ultimi anni, per progettare il futuro si può sempre contare sul sostegno e sulla passione smisurata di un pubblico che in Serie C (e non solo) poche piazze possono vantare: quello di San Benedetto.

Daniele Bollettini

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