Davide Moi: «Che emozione quando la curva cantava il mio nome»



Nella nostra rubrica «Parola di Ex» parla il roccioso difensore, che ripercorre i due anni trascorsi a San Benedetto. «Al termine della partita, però, stacco con il calcio»…

A San Benedetto hai vissuto due stagioni non facili, eppure sei riuscito comunque a farti apprezzare dal pubblico. Che ricordi hai di quegli anni?

Con la Samb ho vissuto una tra le tappe più importanti della mia carriera e con la città ho avuto anche modo di legarmi a livello familiare: San Benedetto fa parte della mia vita. Le due stagioni in cui ho vestito la maglia della Samb non sono state piene di soddisfazioni per la squadra, ma per me sono state comunque molto intense.

Qual è la prima partita che ti torna in mente ripensando a quelle due stagioni?

Diversi, ad esempio il match in casa col Taranto della stagione 2007/08. Poche ore prima era stato arrestato il nostro allenatore Enrico Piccioni e noi decidemmo di dare il 110% per cento anche per lui, ottenendo una vittoria importante contro una squadra tra le più forti del campionato.

Non si può non ricordare il coro “Moi, Moi, picchia per noi”. Cosa provavi in campo quando sentivi la curva inneggiare per te?

Era qualcosa di davvero emozionante, anche perché sapevo che erano anni che non venivano dedicati dei cori a singoli giocatori. Sentire la curva che cantava il mio nome mi responsabilizzava ancor di più: mi sentivo una sorta di privilegiato, ma penso che questo sia stato dovuto anche al mio modo di giocare.


Un guerriero durante la partita; ma che persona è fuori dal campo Davide Moi?

Una persona diversa rispetto a quella che si vede sul terreno di gioco. Al termine delle 2/3 di partita o allenamento cerco in tutti i modi di staccare la spina, lasciando che il calcio resti al di fuori della sfera familiare.

Daniele Bollettini


Condividi questo post: